Perturbazione

quartier generale

Gigi Giancursi

Perturba playlist on the road – vol 07

cds

30 luglio sera. Torino- Firenze. 31 luglio notte – Firenze – Bari.

Ho passato questa mattina per riportare il furgone alla società che ce l’ha noleggiato.  Sono riusciti a ripararcelo. L’autoradio ora si sente. Però solo davanti. Chi sta dietro niente. Però si sente.

Ci aspetta una sfacchinata senza senso a livello di viaggi. Firenze e Puglia nei giorni di bollino nero. Viaggeremo di notte. Allora ci vuole TANTA musica. ma ci vuole anche TANTO tempo per una playlist. Così mi sono portato avanti. CD interi. La mia playlist unirà l’utile e il dilettevole. Mi ascolterò i dischi che non riesco ad ascoltarmi a casa.

01 – Fanfarlo – Reservoir (2009)

Da una discussione con Chris mi sono reso conto di non ascoltare più musica ‘nuova’. Allora mi sono sparato una notte di ricerche su internet, wikipedia e youtube. Mi sono piaciuti.

Loro come gli

02 – Stornoway – Beachcombers windowsill (2010)

Melodie accatiivanti, giovani, a tratti ricordano i migliori Housemartins.

Ci vuole anche un pò di riflessione, voce suadente che stimoli la fantasia quando sei alla guida di notte. Allora

03 – Hope Sandoval and the Warm Invention – Through the devil softly (2009)

Non si sa se sia più bella la sua voce o lei. Secondo me incarna l’ideale perfetto della tua compagna del liceo che ti fa impazzire giorno dopo giorno riducendoti a strisciare lungo i muri come solo Gollum saprebbe fare. Fortuna che siamo andati a scuola mentre lei ne era già uscita.

04 – Samuele Bersani – Manifesto Abusivo (2009)

Mi dicono che ricordo lui quando canto Io sono vivo voi siete morti. Per me è un onore. Mi è sempre piaciuto e l’ho sempre ritenuto simpatico. Finchè l’ho conosciuto personalmente in due serate piuttosto memorabili. E ne ho avuto la conferma.

A questo punto sfrutterei anche le ore di viaggio per ascoltare e fare ascoltare a tutti gli altri  i gruppi che ci donano i loro dischi ai concerti.  Così mi porto dietro:

05 – Neodea – teorema del delirio

06 – Onirica – Io vengo dalla polvere da sparo

07 – Rossella Scarano – Guardando fuori

08 – Gardenya – Disegnando pareti

09 – The Mantra ATSMM – Defeated songs

Dovrei costruire delle palette con i voti così facciamo il nostro X-Furgon.

Unica eccezione: la replica notturna de “La zanzara” su Radio 24. Ho scoperto di esserne dipendente e ho scoperto che siamo in molti. Basta fare outing. Ci accomuna l’odio viscerale per Cruciani ma in fondo lo amiamo. Io gli ho chiesto anche l’amicizia su Facebook e lui, anima bella, ha accettato. Ho provato più volte a chiamare il numero per la diretta (quando lo ascolto in orario pre-cena) ma mi blocco sul più bello. Vorrei insultarlo ma in fondo gli voglio bene perchè lo ascolto. Grazie Cruciani, mi stai insegnando il Tao senza saperlo. Siamo noi la causa dei nostri mali e ce li cerchiamo con dedizione e puntualità. Il male non è l’altro. E’ dentro di noi. E ascolta la Zanzara.

Perturba playlist on the road – vol 06

segnale-divieto-clacson28 luglio 2010 – Torino – Milano solo andata

E’ accaduto. La nostra autoradio ci ha lasciati. Non abbiamo avuto il tempo per poterla riparare. Ci faremo questo viaggio con un unico pezzo, sentito a ripetizione. Confidiamo di poterla riparare per il viaggio che ci attende: Firenze- Bari – Gallipoli. Altrimenti chiunque di noi potrebbe seriamente dare cenni di squilibrio.

Quindi, volgendo in arte la disgrazia, ascolteremo ripetutamente:

01 – John Cage – ”4′33

Vi postiamo anche il video

Il primo lunedì del mondo – Virginiana Miller

Mentre ci apprestiamo a dare gli ultimi ritocchi al nostro disco, di cui vi parleremo ampiamente su queste
stesse pagine nei giorni a venire, ci tenevo a segnalare l’uscita di uno dei migliori dischi italiani non
solo di questo 2010, ma anche di qualcosa in più.
Essere musicisti comporta dei vantaggi e degli svantaggi.
Si incontrano molte persone, tra cui altri musicisti. Ci si trova con i loro dischi in mano prima che
questi escano ufficialmente e ci tocca consumarli in silenzio senza poter condividere con gli altri la
bellezza che ti è cpitata sotto mano (o sotto orecchio, qualcuno mi potrebbe far notare).
Mi è capitato così con Il primo lunedì del mondo dei Virginiana Miller.
L’ho già consumato e continua ad essere un must dei miei spostamenti in macchina.
E’ opinione comunemente accettata che i Virginiana Miller siano una band che costruiscono un universo a sè
stante e questo già basterebbe di suo a renderli particolari. A cosa assomigliano i VM? nel non darvi una
risposta avete già capito almeno la metà del loro immenso valore.
Se a questo ci aggiungete che le liriche di Simone Lenzi, questo lo sostengo da tempo, dovrebbero essere
studiate a scuola per comprendere il concetto di poesia, avete un quadro completo.
Conosco e frequento Simone da qualche anno con difficoltà geografiche dovute alla distanza tra Livorno e
Torino ed ho avuto la fortuna di seguire il disco dai primi provini ascoltati in macchina con lui fino al
disco fatto e finito. Di solito, se si conoscono troppo bene le persone che fanno musica, risulta poi
difficile seguirne i passi artistici senza mescolare le due cose. Finisce a volte che ti passi la voglia
di ascoltare la loro stessa musica. In fondo, perchè frequentare le copie quando si può avere l’originale?
Deve essere per questo che molte persone sono indotte a cercare di conoscere i loro beniamini musicali o a
pagare migliaia di euro per una cena di beneficienza con Eros Ramazzotti. Se la musica funziona anche
dopo, allora è buona. E capita poche volte. Questa è un pò la mia visione (ad onor del vero Simone mi ha
portato in una trattoria a Livorno e non mi ricordo chi ha pagato, secondo me gli devo ancora dei
soldi…).
Ma è del disco che volevo parlarvi, forte del fatto che lo conosco così bene.
A mio avviso ci sono tre tracce che meritano di essere annoverate tra le più belle canzoni mai scritte dai
Virginiana Miller.
Il primo lunedì del mondo
La risposta
La carezza del Papa
il primo lunedì del mondo è il tentativo di ripartire, di ridarsi uno start in un mondo confuso. La descrizione è quasi cinematografica. La musica ci accompagna in questa metaforica discesa dalle scale per ricominciare e rituffarci in una quotidianità che sembrava essere scomparsa. Spettacolare.
Sfido chiunque di voi a cantare la seconda canzone senza essere interrotti dal proprio groppo in gola. Ho fatto diverse figure di merda ai semafori con i lucciconi agli occhi e la Risposta nell’autoradio. E’ talmente avvolgente che è quasi pericolosa. Dovrebbero limitarne la quantità di ascolti per legge. Quelle poche volte (lo ammetto) che non ho resistito e l’ho fatta ascoltare a qualcuno promettendogli di non rivelarlo
neanche sotto tortura (ora che il disco esce posso confessare i miei peccati), me lo sono ritrovato come
uno zombie qualche giorno dopo, a reclamare di riascoltare la canzone. E lì non ho ceduto. Giuro.
Che se lo comprino, il disco. Ora possono farlo.
Per me questa è una delle canzoni italiane più belle mai scritte. E non ho paura di sbilanciarmi.
E le parole sono mani e
le mie mani sono stanche
se anche uscissero dall’acqua
credo non le aiuteresti
voglio te
La carezza del Papa ha un incipit che riflette il mondo a rovescio descritto nel testo. Cruda. Diretta. Da
lasciare senza fiato. E’ il grado massimo di nudità che può permettersi un artista. Ma vi rendete conto di
cosa si sta parlando? Il mondo è pieno di fenomeni da baraccone e c’è ancora chi riesce a produrre
qualcosa che ti entra dentro tramite i sensi, li accarezza, e ti deflagra quando meno te lo aspetti. In
poche parole, qualcuno che riesce a scrivere una vera canzone.
Restano altre 8 tracce.
L’angelo necessario ha un ritornello che non riesci più a lasciarlo andare via.
Cruciverba mi fa quasi invidiare il Simone paroliere e l’originalità musicale del gruppo.
Acque sicure è il surf come metafora della vita e una frase che ti inchioda:
giurami che resteremo
giovani e felici
e sempre in bilico
su queste superfici
L’inferno sono gli altri una riflessione sui social network
Oggetto piccolo (a) mi ricorda i bar non più fumosi con un’umanità incollata terminalmente alle macchinette dei videopoker
Il presidente è l’estremo tentativo di ricondurre all’unità i frammenti che definiamo come le nostre esistenze
E’ la pioggia che va è la cover di Shapiro in versione VM che avete già ascoltato in Cosmonauta di Susanna Nichiarelli.
Sono stufo di recensioni in cui si dice: il gruppo xxx in un mondo ideale dovrebbe essere in classifica. In classifica ci si va perchè la gente compra i dischi. Questo è un disco da comprare.
(sul nostro prossimo venturo ci risentiamo fra poco).
Rivoli, martedì 9 marzo 2010

vmMentre ci apprestiamo a dare gli ultimi ritocchi al nostro disco, di cui vi parleremo ampiamente su queste stesse pagine nei giorni a venire, ci tenevo a segnalare l’uscita di uno dei migliori dischi italiani non solo di questo 2010, ma anche di qualcosa in più.

Essere musicisti comporta dei vantaggi e degli svantaggi.

Si incontrano molte persone, tra cui altri musicisti. Ci si trova con i loro dischi in mano prima che questi escano ufficialmente e ci tocca consumarli in silenzio senza poter condividere con gli altri la bellezza che ti è capitata sotto mano (o sotto orecchio, qualcuno mi potrebbe far notare).

Mi è capitato così con Il primo lunedì del mondo dei Virginiana Miller che uscirà a giorni.

L’ho già consumato e continua ad essere un must dei miei spostamenti in macchina.
E’ opinione comunemente accettata che i Virginiana Miller siano una band che costruisce un universo a sè stante e questo già basterebbe di suo a renderli particolari. A cosa assomigliano i VM? Nel non riuscire a darvi una risposta si coglie già almeno la metà del loro immenso valore.
Se a questo ci aggiungete che le liriche di Simone Lenzi, questo lo sostengo da tempo, dovrebbero essere studiate a scuola per comprendere il concetto di poesia, avete un quadro completo.

Conosco e frequento Simone da qualche anno con difficoltà geografiche dovute alla distanza tra Livorno e Torino ed ho avuto la fortuna di seguire il disco dai primi provini ascoltati in macchina con lui fino al disco fatto e finito. Di solito, se si conoscono troppo bene le persone che fanno musica, risulta poi difficile seguirne i passi artistici senza mescolare le due cose. Finisce a volte che ti passi la voglia di ascoltare la loro stessa musica. In fondo, perchè frequentare le copie quando si può avere l’originale?
Deve essere per questo che molte persone sono indotte a cercare di conoscere i loro beniamini musicali o a pagare migliaia di euro per una cena di beneficienza con Eros Ramazzotti (fosse mero filantropismo si sarebbe in odore di santità).
Se la musica funziona anche dopo, allora è buona. E capita poche volte. Questa è un pò la mia visione (ad onor del vero Simone mi ha portato in una trattoria a Livorno e non mi ricordo chi ha pagato, secondo me gli devo ancora dei soldi…).

Ma è del disco che volevo parlarvi, forte del fatto che l’ho ascoltato così bene.

A mio avviso ci sono tre tracce che meritano di essere annoverate tra le più belle canzoni mai scritte dai Virginiana Miller.

Lunedì

La risposta

La carezza del Papa

Lunedì è il tentativo di ripartire, di ridarsi uno start in un mondo confuso. La descrizione è quasi cinematografica. La musica ci accompagna in questa metaforica discesa dalle scale per ricominciare e rituffarci in una quotidianità che sembrava essere scomparsa. Spettacolare.

Sfido chiunque di voi a cantare la seconda canzone senza essere interrotti dal proprio groppo in gola. Ho fatto diverse figure di merda ai semafori con i lucciconi agli occhi e la Risposta nell’autoradio. E’ talmente avvolgente che è quasi pericolosa. Dovrebbero limitarne la quantità di ascolti per legge. Quelle poche volte (lo ammetto) che non ho resistito e l’ho fatta ascoltare a qualcuno facendogli promettere di non rivelarlo neanche sotto tortura (ora che il disco esce posso confessare i miei peccati), me lo sono ritrovato come uno zombie qualche giorno dopo, a reclamare di riascoltare la canzone. E lì non ho ceduto. Giuro. Che se lo compri, il disco. Ora può farlo.
Per me questa è una delle canzoni italiane più belle mai scritte. E non ho paura di sbilanciarmi.

E le parole sono mani e
le mie mani sono stanche
se anche uscissero dall’acqua
credo non le aiuteresti
voglio te

La carezza del Papa ha un incipit che riflette il mondo a rovescio descritto nel testo. Cruda. Diretta. Da lasciare senza fiato. E’ il grado massimo di nudità che può permettersi un artista. Ma vi rendete conto di cosa si sta parlando? Il mondo è pieno di fenomeni da baraccone e c’è ancora chi riesce a produrre qualcosa che ti entra dentro tramite i sensi, li accarezza, e ti deflagra nell’anima quando meno te lo aspetti. In poche parole, qualcuno che riesce a scrivere una vera canzone.

Restano altre 8 tracce.

L’angelo necessario ha un ritornello che non riesci più a lasciarlo andare via.
Cruciverba mi fa invidiare il Simone paroliere e l’originalità musicale del gruppo.
Acque sicure è il surf come metafora dei nostri spostamenti terreni e una frase che ti inchioda:

giurami che resteremo
giovani e felici
e sempre in bilico
su queste superfici

L’inferno sono gli altri è uno squarcio esistenziale sui social network
Oggetto piccolo (a) mi ricorda i bar non più fumosi con un’umanità incollata terminalmente alle macchinette dei videopoker
Il presidente è l’estremo tentativo di ricondurre all’unità i frammenti che definiamo come le nostre stesse vite.
E’ la pioggia che va è la cover dei Rokes in versione VM che avete già ascoltato in Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli.

Sono stufo di recensioni in cui si dice: il gruppo xxx in un mondo ideale dovrebbe essere in classifica. In classifica ci si va perchè la gente compra i dischi. Questo è un disco. La fine del sillogismo la lascio a voi

(sul nostro prossimo venturo ci risentiamo fra poco).

P.S.

Qualche direttiva per i più curiosi:
Il blog dei VM in occasione del disco nuovo
Il sito dei VM
Il Facebook de Il primo Lunedì del mondo

Rivoli, martedì 9 marzo 2010

2012 – Un’analisi tematica del film

2012

Ho visto 2012. Attenzione Spoiler.
Adoro i film catastrofici. Perchè sono un modo come un altro per proiettare la nostra società al suo punto limite. Se non lo avete ancora visto e intendete farlo non leggete le seguenti righe.
Ci sono un sacco di suggestioni che ci dicono più cose di quanto non volessero essere dette e che per questo sono importanti.
Vediamo all’imbarco delle arche la regina d’Inghilterra come un re nudo, trascinare spaventata i suoi due cani al guinzaglio. Ma dobbiamo andare oltre. Lei si salva. Chi scrive un film catastrofico è come se fosse Dio. Decide i sommersi e i salvati. In questo film più che mai. La regina si salva e può salvare anche i suoi due cani. Io e voi siamo morti.
Ma fin qui è tutto normale.
Il contenuto delle arche è una sorta di ground zero del genere umano. La ricostruzione. Ci sono naturalmente i politici seguiti a ruota dagli scienziati più eminenti.
Questo film celebra la scomparsa della classe operaia in tutti i sensi. Una menzione d’onore se la meritano gli operai cinesi in un dialogo poco prima dell’imbarco.
Indirettamente questo film è il trionfo del made in china, in fondo l’umanità si salva con i soldi dei capitalisti occidentali e con la manodopera cinese, ma solo i primi porranno le basi per la rifondazione del genere umano, che si riscoprirà tale solo dopo un atto di redenzione, cioè decidere di imbarcare quei poveri capitalisti che, avendo pagato il biglietto, rischiavano di essere lasciati a terra.
Sarebbe bello un 2012 2 (troppi numeri, non lo faranno mai), in cui le arche attraccano a Capo di Buona Speranza. Sarebbe una specie di Non ci resta che piangere perchè non ci sarebbe nessuno in grado di svolgere il più semplice lavoro manuale ma tutti estremamente esperti di wordpress e cibernetica. L’unico cinese potenzialmente abile imbarcato dovrebbe percepire una pensione d’invalidità perchè rimasto senza gambe nel tentativo clandestino di  salvarsi le chiappe.
La visione del mondo futuro esclude quindi anche le popolazioni di lingua araba (eccetto gli sceicchi ricchi, se ne intravedono due), tutti gli altri per un errore non vengono imbarcati. Ci hanno donato le basi per la scienza, anche nel film  chi scopre tutto è di origine araba. Viene travolto da un’ondata con tutta la famiglia.
La Chiesa Romana non sopravvive. Si può essere cattolici senza il bisogno di San Pietro.
Soprattutto la mentalità americana dominante ha espresso in questo film anche un altro tipo di desiderio inconscio: un futuro  senza italiani. Si, perchè il primo ministro italiano è l’unico ad essere rimasto a pregare (eccetto quello americano che naturalmente ha dovuto morire da eroe stupido, poteva salvarsi ma ha dovuto restare con il suo ‘popolo’). E tutti noi abbiamo fatto i salti di gioia, non per l’estinzione degli italiani, ma perchè abbiamo pensato irrimediabilmente a Berlusconi.
Purtroppo per noi e per gli americani, i conti sono stati fatti male: nel 2012 non sarà più sicuramente primo ministro, ma continuerà ad avere tanti soldi: quindi il primo ministro è un altro e lui è a bordo dell’arca con figli, avendo a disposizione un capitale illimitato che nemmeno le vicende giudiziarie potrebbero intaccargli. Risultato: gli italiani perpetreranno la loro specie a Capo di Buona Speranza, saranno un pò più bassi della media dell’era geologica passata, avranno le orecchie grandi e un accento del nord (prima dell’inversione dei poli, in questo caso quelli di carattere geografico).

Ho visto 2012. Attenzione spoiler.

Adoro i film catastrofici. Perchè sono un modo come un altro per proiettare la nostra società al suo punto limite. Se non lo avete ancora visto e intendete farlo non leggete le seguenti righe.

Ci sono un sacco di suggestioni che ci dicono più cose di quanto non volessero essere dette e che per questo sono importanti.

Vediamo all’imbarco delle arche la regina d’Inghilterra, come un re nudo, trascinare spaventata i suoi due cani al guinzaglio. Ma dobbiamo andare oltre. Lei si salva. Chi scrive un film catastrofico è come se fosse Dio. Decide i sommersi e i salvati. In questo film più che mai. La regina si salva e può salvare anche i suoi due cani. Io e voi siamo morti.

Ma fin qui è tutto normale.

Il contenuto delle arche è una sorta di ground zero del genere umano. La ricostruzione. Ci sono naturalmente i politici seguiti a ruota dagli scienziati più eminenti.

Questo film celebra la scomparsa della classe operaia in tutti i sensi. Una menzione d’onore se la meritano gli operai cinesi in un dialogo poco prima dell’imbarco, da cui resteranno, naturalmente, esclusi.

Indirettamente questa storia è il trionfo del made in china, in fondo l’umanità si salva con i soldi dei capitalisti occidentali e con la manodopera cinese, ma solo i primi porranno le basi per la rifondazione del genere umano, che si riscoprirà tale solo dopo un atto di redenzione, cioè decidere di imbarcare se stessi solo dopo la filippica di uno scienziato di colore di umili origini (porta con se libri, non soldi e suo padre è costretto a sbarcare il lunario suonando in crociere per benestanti invece di godersi la vecchiaia).

Sarebbe bello un 2012/2 (troppi numeri, non lo faranno mai), che partisse dal momento in cui le arche attraccano a Capo di Buona Speranza. Sarebbe una specie di Non ci resta che piangere perchè non ci sarebbe nessuno in grado di svolgere il più semplice lavoro manuale ma tutti estremamente esperti di wordpress, cibernetica e genetica. L’unico cinese potenzialmente abile imbarcato dovrebbe percepire una pensione d’invalidità perchè rimasto senza gambe nel tentativo clandestino di  salvarsi le chiappe.

La visione del mondo futuro esclude quindi anche le popolazioni di lingua araba (eccetto gli sceicchi ricchi, se ne intravedono due),  per un errore non vengono imbarcate. Ci hanno donato le basi per la scienza, anche nel film  chi scopre tutto è di origine araba. Viene travolto da un’ondata con tutta la famiglia. Sullo sfondo tutti i suoi conterranei.

La Chiesa Romana non sopravvive. Si può essere cattolici senza il bisogno di San Pietro. In fondo il presidente degli Stati Uniti prega, ma in una sua cappella privata e senza intermediari.

Soprattutto la mentalità americana dominante ha espresso in questo film anche un altro tipo di desiderio inconscio: un futuro  senza italiani. Sì, perchè il primo ministro italiano è l’unico ad essere rimasto a terra (eccetto quello americano che naturalmente ha dovuto morire da eroe stupido, poteva salvarsi ma ha dovuto restare con il suo ‘popolo’). Doveva pregare a San Pietro, stare vicino al Santo Padre. E tutti noi abbiamo fatto i salti di gioia, non per l’estinzione degli italiani, ma perchè abbiamo pensato irrimediabilmente a Berlusconi ritorto sotto le colonne del Bernini.

Purtroppo per noi e per gli americani, i conti sono stati fatti male: nel 2012 non sarà più sicuramente primo ministro, ma continuerà ad avere tanti soldi: quindi il primo ministro sarà un altro e lui sarà a bordo dell’arca con figli, avendo a disposizione un capitale illimitato che nemmeno le vicende giudiziarie potrebbero intaccargli. Risultato: gli italiani perpetreranno la loro specie a Capo di Buona Speranza, saranno un pò più bassi della media dell’era geologica passata, avranno le orecchie grandi e un accento del nord (prima dell’inversione dei poli, in questo caso quelli di carattere geografico).

Rivoli, 10 dicembre 2009 (ancora tre anni buoni…)

Non c’era una volta

pdAl Direttore del Personale.

Buongiorno, scrivo Questa mia per farLe notare che, sebbene circolino accuse sul mio conto sul fatto che io abbia disertato la mattinata di lavoro di venerdì (e Lei sa che siamo in tanti in Azienda, non è certo la mia mancata partecipazione alla mattina da Lei indicata a bloccare irrimediabilmente il processo produttivo), la mia percentuale di partecipazione ai giorni di lavoro di questa Azienda è tra le più alte, come si evince dai tabulati presenze, che copio e incollo qui sotto:

Gigi Giancursi, 83,19%

Inoltre non potevo mancare all’anniversario della Croce Rossa. Prima di lavorare per Voi, insegnavo medicina  all’Università.

Secondo voi, con una lettera simile, rimarrei a fare il mio lavoro?

Sul blog dell’onorevole Binetti, che chiamare blog è irrispettoso nei confronti dei blogger, perché un blog senza commenti è come il cilicio senza nodi, questa è la sua giustificazione per l’assenza al voto determinante contro l’approvazione dello scudo fiscale.

Purtroppo non è l’unica ad avere disertato le votazioni in aula.

Se il governo fosse finito in minoranza, oggi si starebbe forse parlando di elezioni anticipate.

Il Partito Democratico ha fallito profondamente e non solo per essersi presentato come un partito innovativo scegliendosi una sigla, PD, che qualsiasi frequentatore di forum sa essere l’acrostico della bestemmia più conosciuta censurabile.

Ci sono tre possibilità per cui questo non è successo, non ne vedo altre. Gianni Vattimo, più kierkegaardiano, propende per le sole prime due. Ne aggiungo una terza.

1)      Il PD è formato da perfetti imbecilli. Si deve dimettere Soro perche, in quanto capogruppo, non è riuscito a creare la giusta compattezza in un momento così importante e topico del dibattito parlamentare.

2)      Il PD è in malafede. Inciucia con il governo. E’ il vecchio sospetto post-bicamerale. Un po’ troppo per i deboli di cuore o per mio nonno, che ha fortunatamete un cuore sano, ma che non può credere di aver dato la fiducia per anni a dei criminali.

3)      Il PD è allo sbando. Qualcuno ha permesso questa eccessiva liceità nelle assenze perché coltiva un timore nemmeno troppo remoto: se si fosse andati ad elezioni anticipate, il congresso venturo si sarebbe trasformato in un regolamento di conti e tutti avrebbero visto che il re è nudo.

Propendo per questa terza ipotesi, perché ci tengo a non spaventare troppo mio nonno.

Nelle votazioni di martedì, dove già avrebbe potuto verificarsi la caduta in minoranza del governo, se le assenze non fossero stata la norma per l’opposizione, mancavano addirittura Franceschini, Bersani e D’Alema, ovvero i papabili leader di un partito che non serve più a niente.

Intanto ringraziamo perchè non c’erano, oltre alla Binetti:

la Melandri, infaticabile filantropa terzomondista che ha base operativa nelle residenze di Briatore, uomo integerrimo

l’ex ministro Fioroni, impegnato probabilmente a studiare un metodo antispam per il suo prossimo porno-blog sulla Pubblica Istruzione

Enzo Carra, che negli anni di tangentopoli aveva goduto del suo quarto d’ora di celebrità wahroliana e non era stato un bel vedere, fortuna per lui che lavora nell’unico settore in Italia per cui il garantismo è realtà: la politica. Altrimenti da allora sarebbe rimasto senza lavoro. Per le nuove generazioni, visto che qualsiasi foto o video di allora sono state cancellate da internet: si era sollevato uno scandalo perché l’avevano arrestato mettendogli le manette per false dichiarazioni al pubblico ministero.

Sergio D’antoni che scrive sul suo sito una massima di Madre Teresa di Calcutta (nota fonte d’ispirazione per le lotte sindacali passate e venture): “La tua giornata sarà inutile se non ci sarà almeno un sorriso”. Ecco, diciamo che venerdì erano incazzati neri veramente in tanti. Fai te.
Quest’ultimo poi fa parte di quelli che, post-votazione, hanno lanciato un comunicato stampa che riferiva di ricovero per accertamenti clinici. E ci si sente persino delle merde a pensare male. Motivo in più per non sorridere.

tutti gli altri, meno conosciuti, ma a pari merito per aver reso possibile un altro periodo di governo Berlusconi.

Non dimentichiamoli.

Un partito serio, una volta acclarati i malati gravi, dovrebbe mettere alla porta gli altri.

Un elettore serio dovrebbe non votarli mai più, perchè, visto che il partito non è serio, li rivedremo.

Un essere umano, tra l’ombra dei cipressi e dentro l’urne, potrebbe seriamente cominciare ad avere voglia di ombra.

Rivoli, 4 ottobre 2009

Rosemary’s raping

giudiceC’è qualcosa che mi sfugge del caso Polanski. Ed è per quale motivo tutti, e sottolineo tutti, i giornalisti, da sinistra a destra, si sono lanciati strenuamente in sua difesa, chi meno, chi più velatamente, facendo ricorso ad aggettivi per cui il regista è stimatissimo o a storie da lacrimarium, come il fatto che la madre polacca morì in un campo di concentramento, come se lo volessero liberare per questo dal peccato non tanto originale che commise.

Non sono un forcaiolo e non ho nulla contro il regista, che addirittura stimo. Ma l’uomo Polanski è ingiustificabile.

Si possono criticare la giustizia svizzera e quella americana, ma non si possono convogliare tutti questi discorsi in uno, con lo scopo di fare apparire meno terribile il reato di Polanski.

Leggete attentamente gli articoli che parlano della vicenda. Alcuni giornalisti ci ipnotizzano con le parole descrivendoci la giustizia degli U.S.A. come eccessivamente punitiva per il fatto che se qualcuno esce con una minorenne rischia il carcere (Berlusconi, attento a scherzare troppo con gli abbronzati se non vuoi fartela tu, a strisce, l’abbronzatura…), Ma qui non siamo di fronte ad un’uscita con una minorenne, ma con una violenza. Che è cosa ben diversa.

Il giudice che accettò in primis il patteggiamento di Polanski morì dopo aver riaperto il caso. C’è chi sottolinea questo avvenimento, come per dire: allora non vale, palla al centro. Ma che diavolo c’entra la morte del giudice con il corso della giustizia? Polanski dice di non aver mai voluto essere riprocessato per evitare il clamore mediatico che ne sarebbe scaturito. Eccessivamente fastidioso vero? Chissà come si sentiva la cresciuta tredicenne ogni volta che il clamore mediatico le portava in casa le vicende della sua carriera, i suoi nuovi film, ecc.

Questa vicenda non fa altro che confermarmi quello che già sospetto da tempo. La disconessione totale dalla realtà della maggior parte dei giornalisti e il subdolo potere che hanno nel tentativo di manipolare la pubblica opinione. Persino le articoliste che si sono dedicate all’accaduto non hanno minimamente anteposto il loro personale sentire femminile all’analisi permissiva di tutta la vicenda. In fondo, è successo molto tempo fa. Sottotraccia: facciamo tutti il cazzo che vogliamo, l’importante è essere potenti e riconosciuti. Poi qualcuno alzerà gli scudi per giustificarci. Vorrei solo che la maggior parte di quegli articolisti avesse una figlia che chiedesse loro di volere fortemente sostenere un provino con il regista. Vedere la loro reazione. Non sono convinto che continuerebbero ad essere strenui assertori della possibilità di redenzione dell’essere umano.

Spero, infine, di avere perduto qualche particolare importante nella rilettura della notizia dell’incarcerazione di Polanski, perché se i fatti sono quelli che mi è parso di capire, non credo di potere facilmente cambiare idea.

Rivoli, 28 settembre 2009

No, il dibattito no!

ipope-orangeRispondo o cerco di entrare all’interno di un dibattito che si sta svilupando tra articoli di Maurizio Blatto, Andrea Girolami e Francesco Farabegoli. Non ho il piacere di conoscere quest’ultimo ma parto proprio dal suo articolo che ci chiama in causa, anche se non è questo il motivo per cui mi accingo a scrivere queste righe, ma solo il motivo per cui mi sono accorto dell’esistenza dell’articolo stesso.

Il dibattito riguarda la crisi che attanaglia il mercato discografico e l’editoria di riviste musicali. La ripercussione non calcolata di tutto questo è anche la modificazione dello scenario generazionale in cui è venuto a mancare quel forte senso di appartenenza ad un genere o ad una scena che contraddistingueva la giovinezza della mia generazione (e forse anche quella degli altri scriventi) da quella attuale. Ci si chiede, in pratica, dove sia finita quell’energia centripeta che rendeva possibile contrapporre un ‘noi’ a ‘loro’.

‘Noi’ eravamo quelli che ascoltavamo, suonavamo o scrivevamo di musica alternativa.

‘Loro’ erano quelli che si facevano i soldi sulla base di un meccanismo consumistico e lo alimentavano in continuazione, come La Casta alimenta se stessa.

‘Noi’ eravamo quelli indie.

‘Loro’ erano quelli major.

Non vorrei banalizzare l’intervento di Farabegoli, ma se asciughiamo la prosa ricca ed intellettualoide mi sembra di capire che il punto sia proprio questo.

Purtroppo chiude l’articolo con due righe che sembrano molto equivoche e che lasciano servita su un piatto d’argento una battuta che non posso risparmiarmi.

Cito per intero:

*noinostroquelli come noi e via discorrendo. Parlo di noi intendendo gente che usa la musica al posto della mano destra.

Purtroppo la mano destra, nel più del 90% dei casi, serve per farsi le seghe. In questo caso mentali.

Farabegoli ammette che 30 secondi di Rotta x casa di Dio possono addirittura esaltare un ascoltatore. E’ questo il punto di partenza per quel che mi riguarda. E non sto parlando di musica in quanto artista, ma di musica in quanto ascoltatore.

Perché dovremmo impedire agli altri o a ‘noi’ di godere per 30 secondi?

Ho sempre amato, quelle poche volte che sono stato invitato a dibattiti pubblici, paragonare la musica e la religione.

Entrambe:

1)      Fanno vestire in modo diverso (i preti, i metallari, le suore, gli emo, i testimoni di Geova…)

2)      Ci mettono di fronte al nostro egoismo (si pensi alla preghiera a San Gennaro di Troisi, o a come quasi ci dispiaccia se il nostro gruppo preferito diventa un fenomeno di massa)

3)      Strettamente collegato al punto 2), ci spingono ad evangelizzare il prossimo (ed è sempre egoismo, perché è un modo come un altro per rendere il mondo più simile a noi)

4)      Entrambe possono degenerare nel fanatismo (non si chiamano forse ‘fan’ i fanatici della musica?)

Veniamo al dunque.

Nick Cave pubblica le Murder Ballads con Kylie Minogue. E’ un figo (lo so, non è un termine tecnico da critico musicale, come del resto nemmeno ‘merda’ lo dovrebbe essere o ‘cagare’, ma, chissà perchè, questi sono entrati prepotentemente nel linguaggio della critica italiana da qualche anno a questa parte…)

I Ciccone Youth rifanno i pezzi di Madonna. Una figata.

Johnny Cash rifà Hurt dei Nine Inch Nails. Meravigliosa (sfido qualsiasi critico musicale ad ascoltarsi l’INTERA discografia di Johnny Cash e non solo Folksom o S. Quentin).

Syria rifà un pezzo dei Marta su Tubi. Come si permette?

A prescindere dalla riuscita o meno degli incontri artistici o delle cover, c’è qualcosa di preconcetto nell’approciarsi all’ascolto. Collaboro con Syria per alcuni suoi live e non scrivo per difenderla. Lo sottolineo solo perchè non vorrei che qualcuno mi potesse obiettare stupidamente questa cosa. La cito come esempio solo perchè viene citata nell’articolo, facciamone un altro e va bene lo stesso:

Tiziano Ferro collabora con i Linea 77.
Irene Grandi (prima di Bruci la Città) interpreta una canzone di Paolo Benvegnù.

Mi rendo conto che la vita di un critico musicale è minacciata dalla selezione che ognuno di noi fa sull’i-pod (che non ho) e che il livore con cui si cerca disperatamente di non perdere la trincea è assolutamente in buona fede. Però, se di analisi critiche si vive, bisogna anche subirle. E, a mio modesto parere, questa è la strada. La crisi discografica attuale è come una rivoluzione scismatica in seno alla chiesa. Basta intermediazioni per parlare con Dio. L’ascoltatore vuole solo pastori che non dicano sempre e solo cos’è male. Ma che indirizzino verso il bene con le stesse paure di precipitare all’inferno di un essere umano normale perché sono tentati dagli stessi peccati, perché non hanno fatto il voto di castità, perché godono ascoltando Pezzali, fosse anche solo per trenta secondi.

Ho scoperto che così si vive meglio.

Senza un ‘noi’, senza un ‘loro’. Se ‘loro’ godono e io no, vorrei godere anch’io.

Finirò all’inferno?

Aggiungo, per completare la mia confessione all’Inquisizione, che ho sviluppato anche nel tempo il seguente pensiero impuro. Sono diventato come Bondi, un ex comunista che se la prende coi comunisti, come Allen Carr, un ex fumatore che tratta i fumatori come dei perfetti idioti. Una volta ero pieno di orgoglio indie. E pensavo che se Max Pezzali fosse entrato in un centro sociale, sarebbe uscito orizzontale. Oggi credo che fortunatamente, sia il contrario. Credo che se uno degli ennesimi gruppetti indie entrasse all’Ariston uscirebbe orizzontale mentre Pezzali uscirebbe acclamato dal Centro Sociale di turno perchè avrebbe saputo porsi con l’umiltà e la voglia di comunicazione che lo contraddistingue. E, soprattutto, raccontando le SUE storie, belle o brutte che siano. E non quelle in un inglese maccheronico che tradotte suonerebbero più o meno come ‘Baby, riempimi di te, il tuo respiro è la mia vita‘. Ma questa è la mia deriva fanatica di cui potrei parlarvi in seguito.

Saluti

Rivoli (TO), 20 settembre 2009