Perturbazione

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Una resa dei conti

Questo è uno di quei post scomodi, ma necessari. Lo leggerete in tre, se va bene, ma serve a me. La faccio breve: volevo scusarmi con tutti i gruppi/musicisti/scrittori che in questi anni di tour mi hanno regalato una copia del loro disco/demo/libro/dvd.
Perchè ho risposto dopo mesi e mesi, quando l’ho fatto. Perchè spesso mi chiedete un’opinione schietta e io non sono bravo a dire le cose in faccia, figuratevi a scriverle. Alcuni di voi sono in gamba, ed è capitato di affezionarsi a un gruppo dopo aver ascoltato un cd ricevuto in omaggio (un esempio, i romagnoli Amycanbe, per i quali ho avuto il piacere di disegnare una maglietta). Ma la verità è che volevo confessarvi questo: non funziona. Io la maggior parte dei dischi ricevuti li tengo lì in una piletta a parte, mentendo a me stesso così: “non voglio ascoltare questa musica distrattamente, qualcuno ha perso il suo tempo ed energie per suonarla e me ne ha fatto omaggio e vuole da me una parola, un commento, e io devo dedicare un ascolto attento”.
Sono palle, purtroppo…
E’ una menzogna perchè  non dovrebbe esserci questo scambio, questo senso del dovere, è una cagata che ho in testa da troppi anni; finisce sempre che faccio passare mesi o anni e alla fine uso il tempo e la distanza per mandare una mail il cui vero oggetto sono le scuse che uso come filtro per non parlare apertamente della musica che mi è stata donata.
Tutto ciò addà finì ‘uaglio!
Mi dimetto, vi chiedo umilmente scusa, ma da ora in poi sappiate che i cd li riceverò molto volentieri, ma per quello che sono, dei doni, senza promesse, senza scambi. Se son dischi buoni faranno strada comunque con le proprie gambe e non occorre certo la mia opinione per dirlo, se mi piaceranno e faranno vibrare le corde giuste tranquilli che rimarremo in contatto (così ho conosciuto musicisti per cui ho grande rispetto, At the bus stop, Marcilo Agro, Muriel…). Così è la musica, così le affinità elettive, così deve vibrare il cuore, non c’è responsabilità-ah-ah, solo il tuffo che ci dà-ah-ah. Con affetto, vostro Cerasuolo.

sorryQuesto è uno di quei post scomodi, ma necessari. Lo leggerete in tre, se va bene, ma serve a me. La faccio breve: volevo scusarmi con tutti i gruppi/musicisti/scrittori che in questi anni di tour mi hanno regalato una copia del loro disco/demo/libro/dvd.

Perchè ho risposto dopo mesi e mesi, quando l’ho fatto. Perchè spesso mi chiedete un’opinione schietta e io non sono bravo a dire le cose in faccia, figuratevi a scriverle. Alcuni di voi sono in gamba, ed è capitato di affezionarsi a un gruppo dopo aver ascoltato un cd ricevuto in omaggio (un esempio, i romagnoli Amycanbe, per i quali ho avuto il piacere di disegnare una maglietta). Ma la verità è che volevo confessarvi questo: non funziona. Io la maggior parte dei dischi ricevuti li tengo lì in una piletta a parte, mentendo a me stesso così: “non voglio ascoltare questa musica distrattamente, qualcuno ha perso il suo tempo ed energie per suonarla e me ne ha fatto omaggio e vuole da me una parola, un commento, e io devo dedicare un ascolto attento”.

Sono palle, purtroppo…

E’ una menzogna perchè  non dovrebbe esserci questo scambio, questo senso del dovere, è una cagata che ho in testa da troppi anni; finisce sempre che faccio passare mesi o anni e alla fine uso il tempo e la distanza per mandare una mail il cui vero oggetto sono le scuse che uso come filtro per non parlare apertamente della musica che mi è stata donata.

Tutto ciò addà finì ‘uaglio!

Mi dimetto, vi chiedo umilmente scusa, ma da ora in poi sappiate che i cd li riceverò molto volentieri, ma per quello che sono, dei doni, senza promesse, senza scambi. Se son dischi buoni faranno strada comunque con le proprie gambe e non occorre certo la mia opinione per dirlo, se mi piaceranno e faranno vibrare le corde giuste tranquilli che rimarremo in contatto (così ho conosciuto musicisti per cui ho grande rispetto, At the bus stop, Marcilo Agro, Muriel…). Così è la musica, così le affinità elettive, così deve vibrare il cuore, non c’è responsabilità-ah-ah, solo il tuffo che ci dà-ah-ah. Con affetto, vostro Cerasuolo.

La fatica e lo spreco, infine.

Dunque, ci siamo. Del nostro tempo rubato è uscito da relativamente poco. Sono passati mesi e mesi dal primo annuncio di lavorazione. Poi alcuni concerti per spiegare, poi il lavoro in studio, poi le registrazioni, infine mastering, grafica e impacchettamento. Tutti operosi al lavoro. Ma tutto, per noi, anche finito da un pezzo, è da mesi che l’album è lì, tra stampatori e sospiri. Ce ne siamo quasi dimenticati, il che non è vero, ma ci si è messo in mezzo quel distacco che non ti fa vedere quanti tranci di esistenza c’hai infilato dentro. E il valore del tutto.
Pochi giorni dall’uscita, e so bene che l’uscita di un disco oggi significa poco meno di pressoché qualunque momento dell’attualità. Ma per noi è quello che è, un momento pazzo e pazzesco assieme. Le nostre vite, la spremuta di note e sentimenti che ne è venuta fuori. Avrei voluto dire un mucchio di cose in queste settimane: tipo che ci sono un sacco di aspetti in comune tra questo disco e quello dei Crookers!? Non lo direste mai, ma è vero. Intanto sono entrambi fighissimi, eh eh. Durano entrambi oltre 70 minuti, includono ospiti, c’è la rima festa/testa in una canzone, sono entrambi schifosamente ambiziosi. Poi ci sono anche un sacco di differenze, per carità.
Ma cosa c’è davvero dentro questo disco? Credo una forma di gioia e dolore particolare, quella roba che fermi per pochi istanti in ogni giorno della vita, tendenzialmente all’alba, o prima di dormire, o dopo un bicchiere, o nel sorriso inatteso di chi ti è caro. Una cosa preziosissima, la prima che scompare nella foga del qui e ora. L’unica cosa da salvare dell’arte in sé. Sono passati mesi da quando abbiamo finito il disco, ma questo ce lo dobbiamo sempre ricordare. E ora come ora mi sento di dire che si tratta del cuore di questo disco.
Anni fa stavamo per cominciare un concerto in provincia di Lecce, in un locale strapieno. Facendomi largo sono riuscito a conquistare la toilette. Là incontro il classico ben intenzionato che però ti trattiene mezz’ora prima di cominciare a suonare. Mi fa: perché cantate che agosto è il mese più freddo dell’anno? Non è vero, fa caldo! Eh, gli dico io, è una metafora. Sai, il freddo interiore (brrrr). E lui: sì, ma fa caldo! Annuisco due volte e vado a suonare. Sono passati molti anni e anche un principio di dissoluzione del gruppo. Ieri sera mentre leggevo l’ultimo saggio romanzato di Michael Chabon mio figlio maggiore, anni sei e un pezzo, mi fa: papà, ma perché fate “le canzoni a bugia”? E io gli dico: in che senso, scusa? E lui: agosto non è il mese più freddo dell’anno, è il più caldo. Ahhhh, gli rispondo, è per quello, ho capito… Silenzio.
È da ieri che ci penso: forse le “canzoni a bugia” non è un modo elegantissimo per dirlo, ma funziona. La musica è vera, in genere, ma quando abita troppo tra le pieghe della normalità e delle stupidaggini quotidiane da dire e pensare perde tutto, non ha colpe, ma diventa “a bugia”. Mi sono ricavato un momento per scrivere queste righe, da solo. Trattengo il respiro nell’attesa, come molti altri milioni di anime a fine corsa: siamo qui, distanti, vicini, noi e le nostre vite complicate (spesso da noi stessi). E la nostra musica, vera, infine. James Yuill è un mostro di bravura. Ha canzoni garbate, fantastiche. L’ho visto suonare da solo, in un pub di Milano con un laptop e una chitarra, un casino infermale attorno di medie e bionde. Stasera prendo in mano, e tra le orecchie, il suo disco nuovo, Movement in a Storm. Anche a lui sembrerà distante. E dentro ci trovo la verità, quella “mia” verità, almeno, che troppo spesso dimentico. Dimentichiamo. Sentite come tappezzeria le sue canzoni scivolano, ma se gli si dà fiato è tutta un’altra storia. La musica è lì, bisogna solo sintonizzarcisi e capire cosa ci sta raccontando. Dargli fiducia. Fermarsi per. Antony & The Johnsons, Bach, i Death Cab For Cutie, John Martyn, gli Stars, Vivaldi, Miles Davis, Jonsi, la lista sarebbe infinita, metteteci chi volete voi. Sono tutti lì per ricordarci questo. Il nostro grande patrimonio silenzioso, in grado di farci riabbracciare la nostra fibra più nascosta.
Ecco, personalmente, se potessi, vorrei che là tutti lì fuori ascoltaste così Del nostro tempo rubato. Mi piacerebbe vedervi ansiosi di acquistarlo e scartarlo. Vi assicuriamo che lo sforzo economico (ma il prezzo alla vendita è basso, come sempre, tranquilli) vale la pena del portafogli (più sgonfio). La grafica e il packaging sono qualcosa di originale, almeno: figli di un’intuizione di Tomi (mesi fa aveva già la grafica e noi neanche tra canzoni…) e dalla nostra fiducia (infatti poi Tomi ha pure scelto il titolo, si è rifatto di quanto subito per Pianissimo fortissimo). Vorrei che vi prendeste il tempo, tanto tempo, che lo “rubaste” alla normalità e alla medietà dei giorni, delle opinioni, degli ascolti. Ce ne vuole molto, per questo disco. È lunghissimo, ma questo ormai lo sapete. Dentro ci abbiamo messo di tutto, ma ho la presunzione di pensare che – lungi dall’essere un disco “arlecchinesco”, ci siamo noi dietro ogni singola traccia, il nostro “modo” e mondo. Vorrei che gli dedicaste la stessa passione che noi, a 17/18 anni destinavamo a Warehouse… degli Husker Du. O English Settlement degli XTC, o il White Album, o Daydream Nation dei Sonic Youth o, ancora, Double Nickels on the Dime dei minutemen. Opere mondo. Opere che racchiudono e provano a raccontare un mondo. A modo nostro anche noi ci proviamo, qui.
È un disco impegnativo. E che ha bisogno di voi, per essere completato, proprio nel senso letterale del termine, non è un modo di dire: in negozio non trovate solo un dischetto, capirete vedendolo, ma dietro c’è tutta una storia. E c’è anche la nostra, di storia, lì dentro. Questa volta ancora di più. Tanti anni assieme, l’abitudine, la meraviglia, il privilegio della musica suonata per comunicare con gli altri – una cosa che paralizza al solo pensarci – lo scazzo, il riscoprirsi, la gioia di suonare in sala, le pause sigaretta, il sentirsi migliori ed esclusi, peggiori e condannati, fuori tempo, fuori di sé, ma anche dentro a quel mondo che circola attorno a noi, come Cesare Cremonini in autoradio, sapendo che ormai siamo troppo adulti per starne fuori. Il massimo che la musica può fare è riconciliarci con quella parte sommessa e sommersa di noi che ognuno nasconde durante il giorno. Quante persone ci conoscono davvero? A quante affideremmo i nostri segreti? Forse a nessuna, se non al deliquio proprio della musica che passa, ora, e sola ci capisce, come certe pagine di libro scritte come fossero per noi. Loro ci conoscono. E ci svelano.
Aldilà di tute le stupidaggini (e sono tante) che ogni giorno (noi per primi) siamo costretti a dire e fare (strategia, promozione, marketing, virale, intervista, scaltrezza, scemenza, preventivi, stampa, colori, singoli, social network, newsletter, abiti, fotografie et cetera et cetera et cetera) vi dico e mi dico: cercate di prendere qualche ora di tempo, se potete. Fate uno scatto dal negozio o rivenditore che più vi ispira. Provate a dedicarla al vostro tempo rubato. E al nostro tempo rubato. A differenza di una volta, ho il massimo rispetto per tutti i nostri colleghi. Nonostante questo paese fondamentalmente deludente in cui viviamo o siamo costretti a vivere, tutti fanno del loro meglio per onorare al massimo la lingua e la musica. L’Italia di oggi, Schifani, Bocchino, i funzionari di stato, i presunti imprenditori e tutta sta gente qui in fondo si merita Antonio Pascale, Virginiana, Tre Allegri Ragazzi Morti, Giuseppe Genna, Davide Longo, Le Luci… e così via? Secondo me no. Gente che fa arte che un domani resterà, figlia di un tempo (e di un paese) che non li ha amati davvero.
Vi faccio un esempio. La fatica e lo spreco, uno dei temi di questo nostro nuovo disco. Leggete qui sotto.
Perturbazione, “Del nostro tempo rubato”
Sono ben 24 le canzoni che compongono il nuovo lavoro dei Perturbazione. Troppe, alla fine. Perché il disco scorre via anche piacevole, ma non ha grandi sussulti. E mi spiace, perché la partenza di “Istruzioni per l’uso” è davvero notevole, ma poi quell’equilibrio e quelle melodie che si aprono (sullo stile de “Il mio scrigno”) non trovano più posto. Un po’ involuto.
Autore di questa cosa è Mario Luzzatto Fegiz. Ne ha scritto tempo fa sul forum del “Corriere”. Tralasciando la mia personale disistima per il giornalista in questione (le fonti sono la base del giornalismo, qui c’è un titolo sbagliato, eppure documentarsi non costa molta “fatica”; del resto l’uomo in radio, quando ci ospitò anni fa, disse che il nuovo disco si chiamava Fortissimo fortissimo…). Chiarisco meglio: nessuno pensi che mi abbia infastidito la stroncatura. Figurarsi. Chi non le accetta non produca nulla, se si sente superiore ai giudizi altrui. Fegiz ci ha sempre sostenuto (ha scritto, per dire, buone cose di recente su Le città viste dal basso) su carta stampata e radio. Non è quello il punto. Un altro, piuttosto: questa “cosa” di cui sopra consta di ben 62 parole. E 369 caratteri. Ripeto: 62 parole. E 369 caratteri. Bastevoli per liquidare, condannare, archiviare, analizzare un disco. Si ha una minima idea della quantità di lavoro che c’è dietro? Di tutta la fatica e la simultaneità di vite all’opera? Quanto tempo e analisi reale ha portato via questo post “dietetico”? Questo, è il problema. Fare arte per questo mondo qui. E a voler essere maligni aggiungo: sarà un caso che l’unica canzone buona del lotto è la prima del nostro disco? Fegiz, sei sicuro di aver ascoltato con attenzione tutto il resto? Sicuro sicuro, per emettere un giudizio così sbrigativo? O hai skippato come fanno (quasi) tutti i colleghi? L’attenzione si è fermata dopo il primo colpo? Sistemato anche questo, via, avanti il prossimo, ci rivediamo fra tre anni per altre 60 parole. E 360 caratteri.
In tutto questo, ripeto, a maggior ragione: provate a dedicarci un po’ del vostro tempo. Ve lo chiedo come atto di fiducia. Come apertura di credito. Nel chiederlo mi sembra di essere Jose Mourinho prima delle finali di Champions, Coppa Italia e campionato. Però un po’ è così: anzi tutto abbiamo bisogno di contarci. E di chiedere alla nostra gente – perdonate l’espressione forte e vendittiana – di supportarci. Oggi comprare un disco, pagare un biglietto per un concerto, è un atto politico. Abbiamo bisogno della vostra forza, sperando che sia ripagata dalle nostre canzoni, in cui ritrovarvi da soli quando il pianeta si inclina è sembra ostile o assieme agli altri, magari sotto un nostro palco, a cantare a squarciagola.
Ci abbiamo messo un mucchio, uhm, di tempo. Di musica. Canzoni. Parole. Soldi. Energie. Rubatelo, il tempo, a quanto avete di superfluo o prezioso: Del nostro tempo rubato non è un disco come gli altri, garantito. Nostri o di altri. Passati o recenti. Ho il massimo rispetto, come detto, per gli altri. Ma è un disco, un’opera mondo, che solo noi potevamo pensare così, oggi. In Italia. Con tutte le sue imperfezioni e i suoi meriti (molti, speriamo). So di deludere Fegiz, scrivendo questo, ed evito le facili ironie. Ma veramente credo nella straordinarietà di questo disco. Lo difenderemo sempre: ma mica solo per quello che ci è costato. Mica solo per il packaging, la durata e cose così. No, proprio per quello che racconta, con le parole e la musica. Ognuno, credo, potrà ritrovarci una fetta di sé.
Qui ci salutiamo, per poi incontrarci sulla strada. Ora tocca a voi. Noi rientriamo in sala prove per i prossimi concerti, dove speriamo di vederci numerosi.
Lasciate perdere tutto quello (nel bene, nel male, come visto) che ne diranno. Pensate al “vostro” tempo rubato. Dentro c’è un botto di roba, un rischio totale, assicurato, ci siamo noi al 100%, al nostro meglio, senza rete. Se si casca, ci si spezza le ossa. E si muore. Ma era un rischio da correre. C’è questo paese, alle otto del mattino e nel riassunto del crepuscolo. Ci sono le nostre vite, forse le vostre, con le paure alle tre di notte, mentre guardi i figli o chi altro ami con le sillabe e la lingua lasciata a metà. Mentre stropicci gli occhi o le lenzuola, mentre mastichi odio e covi l’amore, mentre inscatoli pezzi di persone e camere andate, mentre pensi agli amici e ai lavori che ti mancano o ti opprimono, mentre incroci gli sguardi sul bus, al supermercato o al casello. Molto di quello che (ci) accadrà in futuro dipende da questo tempo rubato.
No, davvero, questa storia è diversa. Cercatela e custoditela con amore e fiducia. Abbiatene cura. Una storia piena di. E questa non è un’affermazione a bugia.

dnterDunque, ci siamo. Del nostro tempo rubato è uscito da relativamente poco. Sono passati mesi e mesi dal primo annuncio di lavorazione. Poi alcuni concerti per spiegare, poi il lavoro in studio, poi le registrazioni, infine mastering, grafica e impacchettamento. Tutti operosi al lavoro. Ma tutto, per noi, anche finito da un pezzo, è da mesi che l’album è lì, tra stampatori e sospiri. Ce ne siamo quasi dimenticati, il che non è vero, ma ci si è messo in mezzo quel distacco che non ti fa vedere quanti tranci di esistenza c’hai infilato dentro. E il valore del tutto.

Poco più di due mesi dall’uscita, e so bene che l’uscita di un disco oggi significa poco meno di pressoché qualunque momento dell’attualità. Ma per noi è quello che è, un momento pazzo e pazzesco assieme. Le nostre vite, la spremuta di note e sentimenti che ne è venuta fuori. Avrei voluto dire un mucchio di cose nelle settimane antecedenti l’uscita: tipo che ci sono un sacco di aspetti in comune tra questo disco e quello dei Crookers!? Non lo direste mai, ma è vero. Intanto sono entrambi fighissimi, eh eh. Durano entrambi oltre 70 minuti, includono ospiti, c’è la rima festa/testa in una canzone, sono entrambi schifosamente ambiziosi. Poi ci sono anche un sacco di differenze, per carità.

Ma cosa c’è davvero dentro questo disco? Credo una forma di gioia e dolore particolare, quella roba che fermi per pochi istanti in ogni giorno della vita, tendenzialmente all’alba, o prima di dormire, o dopo un bicchiere, o nel sorriso inatteso di chi ti è caro. Una cosa preziosissima, la prima che scompare nella foga del qui e ora. L’unica cosa da salvare dell’arte in sé. Sono passati mesi da quando l’abbiamo finito, ma questo ce lo dobbiamo sempre ricordare. E ora come ora mi sento di dire che si tratta del cuore di questo disco.

Anni fa stavamo per cominciare un concerto in provincia di Lecce, in un locale strapieno. Facendomi largo sono riuscito a conquistare la toilette. Là incontro il classico ben intenzionato che però ti trattiene mezz’ora prima di cominciare a suonare. Mi fa: perché cantate che agosto è il mese più freddo dell’anno? Non è vero, fa caldo! Eh, gli dico io, è una metafora. Sai, il freddo interiore (brrrr). E lui: sì, ma fa caldo! Annuisco due volte e vado a suonare. Sono passati molti anni e anche un principio di dissoluzione del gruppo. Ieri sera mentre leggevo l’ultimo saggio romanzato di Michael Chabon mio figlio maggiore, anni sei e un pezzo, mi fa: papà, ma perché fate “le canzoni a bugia”? E io gli dico: in che senso, scusa? E lui: agosto non è il mese più freddo dell’anno, è il più caldo. Ahhhh, gli rispondo, è per quello, ho capito… Silenzio.

È da ieri che ci penso: forse le “canzoni a bugia” non è un modo elegantissimo per dirlo, ma funziona. La musica è vera, in genere, ma quando abita troppo tra le pieghe della normalità e delle stupidaggini quotidiane da dire e pensare perde tutto, non ha colpe, ma diventa “a bugia”. Mi sono ricavato un momento per scrivere queste righe, da solo. Trattengo il respiro nell’attesa, come molti altri milioni di anime a fine corsa: siamo qui, distanti, vicini, noi e le nostre vite complicate (spesso da noi stessi). E la nostra musica, vera, infine. James Yuill è un mostro di bravura. Ha canzoni garbate, fantastiche. L’ho visto suonare da solo, in un pub di Milano con un laptop e una chitarra, un casino infermale attorno di medie e bionde. Ho preso in mano, e tra le orecchie, il suo disco nuovo, Movement in a Storm. Anche a lui sarà sembrato distante. E dentro ci trovo la verità, quella “mia” verità, almeno, che troppo spesso dimentico. Dimentichiamo. Sentite come tappezzeria le sue canzoni scivolano, ma se gli si dà fiato è tutta un’altra storia. La musica è lì, bisogna solo sintonizzarcisi e capire cosa ci sta raccontando. Dargli fiducia. Fermarsi per. Antony & The Johnsons, Bach, i Death Cab For Cutie, John Martyn, gli Stars, Vivaldi, Miles Davis, Jonsi, la lista sarebbe infinita, metteteci chi volete voi. Sono tutti lì per ricordarci questo. Il nostro grande patrimonio silenzioso, in grado di farci riabbracciare la nostra fibra più nascosta.

Ecco, personalmente, se potessi, vorrei che là tutti lì fuori ascoltaste così Del nostro tempo rubato. Mi piacerebbe vedervi ansiosi di acquistarlo e scartarlo. Vi assicuriamo che lo sforzo economico (ma il prezzo alla vendita è basso, come sempre, tranquilli) vale la pena del portafogli (più sgonfio). La grafica e il packaging sono qualcosa di originale, almeno: figli di un’intuizione di Tomi (mesi fa aveva già la grafica e noi neanche tra canzoni…) e dalla nostra fiducia (infatti poi Tomi ha pure scelto il titolo, si è rifatto di quanto subito per Pianissimo fortissimo). Vorrei che vi prendeste il tempo, tanto tempo, che lo “rubaste” alla normalità e alla medietà dei giorni, delle opinioni, degli ascolti. Ce ne vuole molto, per questo disco. È lunghissimo, ma questo ormai lo sapete. Dentro ci abbiamo messo di tutto, ma ho la presunzione di pensare che – lungi dall’essere un disco “arlecchinesco”, ci siamo noi dietro ogni singola traccia, il nostro “modo” e mondo. Vorrei che gli dedicaste la stessa passione che noi, a 17/18 anni destinavamo a Warehouse… degli Husker Du. O English Settlement degli XTC, o il White Album, o Daydream Nation dei Sonic Youth o, ancora, Double Nickels on the Dime dei minutemen. Opere mondo. Opere che racchiudono e provano a raccontare un mondo. A modo nostro anche noi ci proviamo, qui.

È un disco impegnativo. E che ha bisogno di voi, per essere completato, proprio nel senso letterale del termine, non è un modo di dire: in negozio non trovate solo un dischetto, capirete vedendolo, ma dietro c’è tutta una storia. E c’è anche la nostra, di storia, lì dentro. Questa volta ancora di più. Tanti anni assieme, l’abitudine, la meraviglia, il privilegio della musica suonata per comunicare con gli altri – una cosa che paralizza al solo pensarci – lo scazzo, il riscoprirsi, la gioia di suonare in sala, le pause sigaretta, il sentirsi migliori ed esclusi, peggiori e condannati, fuori tempo, fuori di sé, ma anche dentro a quel mondo che circola attorno a noi, come Cesare Cremonini in autoradio, sapendo che ormai siamo troppo adulti per starne fuori. Il massimo che la musica può fare è riconciliarci con quella parte sommessa e sommersa di noi che ognuno nasconde durante il giorno. Quante persone ci conoscono davvero? A quante affideremmo i nostri segreti? Forse a nessuna, se non al deliquio proprio della musica che passa, ora, e sola ci capisce, come certe pagine di libro scritte come fossero per noi. Loro ci conoscono. E ci svelano.

Aldilà di tute le stupidaggini (e sono tante) che ogni giorno (noi per primi) siamo costretti a dire e fare (strategia, promozione, marketing, virale, intervista, scaltrezza, scemenza, preventivi, stampa, colori, singoli, social network, newsletter, abiti, fotografie et cetera et cetera et cetera) vi dico e mi dico: cercate di prendere qualche ora di tempo, se potete. Fate uno scatto dal negozio o rivenditore che più vi ispira. Provate a dedicarla al vostro tempo rubato. E al nostro tempo rubato. A differenza di una volta, ho il massimo rispetto per tutti i nostri colleghi. Nonostante questo paese fondamentalmente deludente in cui viviamo o siamo costretti a vivere, tutti fanno del loro meglio per onorare al massimo la lingua e la musica. L’Italia di oggi, Schifani, Bocchino, i funzionari di stato, i presunti imprenditori e tutta sta gente qui in fondo si merita Antonio Pascale, Virginiana, Tre Allegri Ragazzi Morti, Giuseppe Genna, Davide Longo, Le Luci… e così via? Secondo me no. Gente che fa arte che un domani resterà, figlia di un tempo (e di un paese) che non li ha amati davvero.

Vi faccio un esempio. La fatica e lo spreco, uno dei temi di questo nostro nuovo disco. Leggete qui sotto.

Perturbazione, “Del nostro tempo rubato”

Sono ben 24 le canzoni che compongono il nuovo lavoro dei Perturbazione. Troppe, alla fine. Perché il disco scorre via anche piacevole, ma non ha grandi sussulti. E mi spiace, perché la partenza di “Istruzioni per l’uso” è davvero notevole, ma poi quell’equilibrio e quelle melodie che si aprono (sullo stile de “Il mio scrigno”) non trovano più posto. Un po’ involuto.

Autore di questa cosa è Mario Luzzatto Fegiz. Ne ha scritto tempo fa sul forum del “Corriere”. Tralasciando la mia personale disistima per il giornalista in questione (le fonti sono la base del giornalismo, qui c’è un titolo sbagliato, eppure documentarsi non costa molta “fatica”; del resto l’uomo in radio, quando ci ospitò anni fa, disse che il nuovo disco si chiamava Fortissimo fortissimo…). Chiarisco meglio: nessuno pensi che mi abbia infastidito la stroncatura. Figurarsi. Chi non le accetta non produca nulla, se si sente superiore ai giudizi altrui. Fegiz ci ha sempre sostenuto (ha scritto, per dire, buone cose di recente su Le città viste dal basso) su carta stampata e radio. Non è quello il punto. Un altro, piuttosto: questa “cosa” di cui sopra consta di ben 62 parole. E 369 caratteri. Ripeto: 62 parole. E 369 caratteri. Bastevoli per liquidare, condannare, archiviare, analizzare un disco. Si ha una minima idea della quantità di lavoro che c’è dietro? Di tutta la fatica e la simultaneità di vite all’opera? Quanto tempo e analisi reale ha portato via questo post “dietetico”? Questo, è il problema. Fare arte per questo mondo qui. E a voler essere maligni aggiungo: sarà un caso che l’unica canzone buona del lotto è la prima del nostro disco? Fegiz, sei sicuro di aver ascoltato con attenzione tutto il resto? Sicuro sicuro, per emettere un giudizio così sbrigativo? O hai skippato come fanno (quasi) tutti i colleghi? L’attenzione si è fermata dopo il primo colpo? Sistemato anche questo, via, avanti il prossimo, ci rivediamo fra tre anni per altre 60 parole. E 360 caratteri.

In tutto questo, ripeto, a maggior ragione: provate a dedicarci un po’ del vostro tempo. Ve lo chiedo come atto di fiducia. Come apertura di credito. Nel chiederlo mi sembra di essere Jose Mourinho prima delle finali di Champions, Coppa Italia e campionato. Però un po’ è così: anzi tutto abbiamo bisogno di contarci. E di chiedere alla nostra gente – perdonate l’espressione forte e vendittiana – di supportarci. Oggi comprare un disco, pagare un biglietto per un concerto, è un atto politico. Abbiamo bisogno della vostra forza, sperando che sia ripagata dalle nostre canzoni, in cui ritrovarvi da soli quando il pianeta si inclina è sembra ostile o assieme agli altri, magari sotto un nostro palco, a cantare a squarciagola.

Ci abbiamo messo un mucchio, uhm, di tempo. Di musica. Canzoni. Parole. Soldi. Energie. Rubatelo, il tempo, a quanto avete di superfluo o prezioso: Del nostro tempo rubato non è un disco come gli altri, garantito. Nostri o di altri. Passati o recenti. Ho il massimo rispetto, come detto, per gli altri. Ma è un disco, un’opera mondo, che solo noi potevamo pensare così, oggi. In Italia. Con tutte le sue imperfezioni e i suoi meriti (molti, speriamo). So di deludere Fegiz, scrivendo questo, ed evito le facili ironie. Ma veramente credo nella straordinarietà di questo disco. Lo difenderemo sempre: ma mica solo per quello che ci è costato. Mica solo per il packaging, la durata e cose così. No, proprio per quello che racconta, con le parole e la musica. Ognuno, credo, potrà ritrovarci una fetta di sé.

Qui ci salutiamo, per poi incontrarci sulla strada. Ora tocca a voi. Noi rientriamo in sala prove per i prossimi concerti, dove speriamo di vederci numerosi.

Lasciate perdere tutto quello (nel bene, nel male, come visto) che ne diranno. Pensate al “vostro” tempo rubato. Dentro c’è un botto di roba, un rischio totale, assicurato, ci siamo noi al 100%, al nostro meglio, senza rete. Se si casca, ci si spezza le ossa. E si muore. Ma era un rischio da correre. C’è questo paese, alle otto del mattino e nel riassunto del crepuscolo. Ci sono le nostre vite, forse le vostre, con le paure alle tre di notte, mentre guardi i figli o chi altro ami con le sillabe e la lingua lasciata a metà. Mentre stropicci gli occhi o le lenzuola, mentre mastichi odio e covi l’amore, mentre inscatoli pezzi di persone e camere andate, mentre pensi agli amici e ai lavori che ti mancano o ti opprimono, mentre incroci gli sguardi sul bus, al supermercato o al casello. Molto di quello che (ci) accadrà in futuro dipende da questo tempo rubato.

No, davvero, questa storia è diversa. Cercatela e custoditela con amore e fiducia. Abbiatene cura. Una storia piena di. E questa non è un’affermazione a bugia.

Perturba playlist on the road – vol 07

cds

30 luglio sera. Torino- Firenze. 31 luglio notte – Firenze – Bari.

Ho passato questa mattina per riportare il furgone alla società che ce l’ha noleggiato.  Sono riusciti a ripararcelo. L’autoradio ora si sente. Però solo davanti. Chi sta dietro niente. Però si sente.

Ci aspetta una sfacchinata senza senso a livello di viaggi. Firenze e Puglia nei giorni di bollino nero. Viaggeremo di notte. Allora ci vuole TANTA musica. ma ci vuole anche TANTO tempo per una playlist. Così mi sono portato avanti. CD interi. La mia playlist unirà l’utile e il dilettevole. Mi ascolterò i dischi che non riesco ad ascoltarmi a casa.

01 – Fanfarlo – Reservoir (2009)

Da una discussione con Chris mi sono reso conto di non ascoltare più musica ‘nuova’. Allora mi sono sparato una notte di ricerche su internet, wikipedia e youtube. Mi sono piaciuti.

Loro come gli

02 – Stornoway – Beachcombers windowsill (2010)

Melodie accatiivanti, giovani, a tratti ricordano i migliori Housemartins.

Ci vuole anche un pò di riflessione, voce suadente che stimoli la fantasia quando sei alla guida di notte. Allora

03 – Hope Sandoval and the Warm Invention – Through the devil softly (2009)

Non si sa se sia più bella la sua voce o lei. Secondo me incarna l’ideale perfetto della tua compagna del liceo che ti fa impazzire giorno dopo giorno riducendoti a strisciare lungo i muri come solo Gollum saprebbe fare. Fortuna che siamo andati a scuola mentre lei ne era già uscita.

04 – Samuele Bersani – Manifesto Abusivo (2009)

Mi dicono che ricordo lui quando canto Io sono vivo voi siete morti. Per me è un onore. Mi è sempre piaciuto e l’ho sempre ritenuto simpatico. Finchè l’ho conosciuto personalmente in due serate piuttosto memorabili. E ne ho avuto la conferma.

A questo punto sfrutterei anche le ore di viaggio per ascoltare e fare ascoltare a tutti gli altri  i gruppi che ci donano i loro dischi ai concerti.  Così mi porto dietro:

05 – Neodea – teorema del delirio

06 – Onirica – Io vengo dalla polvere da sparo

07 – Rossella Scarano – Guardando fuori

08 – Gardenya – Disegnando pareti

09 – The Mantra ATSMM – Defeated songs

Dovrei costruire delle palette con i voti così facciamo il nostro X-Furgon.

Unica eccezione: la replica notturna de “La zanzara” su Radio 24. Ho scoperto di esserne dipendente e ho scoperto che siamo in molti. Basta fare outing. Ci accomuna l’odio viscerale per Cruciani ma in fondo lo amiamo. Io gli ho chiesto anche l’amicizia su Facebook e lui, anima bella, ha accettato. Ho provato più volte a chiamare il numero per la diretta (quando lo ascolto in orario pre-cena) ma mi blocco sul più bello. Vorrei insultarlo ma in fondo gli voglio bene perchè lo ascolto. Grazie Cruciani, mi stai insegnando il Tao senza saperlo. Siamo noi la causa dei nostri mali e ce li cerchiamo con dedizione e puntualità. Il male non è l’altro. E’ dentro di noi. E ascolta la Zanzara.

Perturba playlist on the road – vol 06

segnale-divieto-clacson28 luglio 2010 – Torino – Milano solo andata

E’ accaduto. La nostra autoradio ci ha lasciati. Non abbiamo avuto il tempo per poterla riparare. Ci faremo questo viaggio con un unico pezzo, sentito a ripetizione. Confidiamo di poterla riparare per il viaggio che ci attende: Firenze- Bari – Gallipoli. Altrimenti chiunque di noi potrebbe seriamente dare cenni di squilibrio.

Quindi, volgendo in arte la disgrazia, ascolteremo ripetutamente:

01 – John Cage – ”4′33

Vi postiamo anche il video

Perturba playlist on the road – vol 05

Playlist corta, per riempire i pochi chilometri di tangenziale, tra Rivoli e via Cigna 211, Torino. Eccoci già arrivati.
1) We Have Band – Divisive: non vedevo Guidino tipo dal ’98. L’ho ribeccato al concerto dei Vampire Weekend, non ho capito perché, ma aveva addosso una t-shirt dei We Have Band, i cui singoli sono fra le canzoni che ho più ascoltato negli ultimi mesi. Penso: giovani e paraculi fin che si vuole, ma la giusta misura tra sfacciataggine pop, talento e capacità di scrivere canzoni brillanti.
2) The Black Box Revelation – Do I Know You?: i White Stripes belgi!? Ma con la metà degli anni dei due (Jack & Meg) White.
3) General Fiasco – Ever So Shy: due fratelli anche qui, un po’ emo e un po’ indie, nei momenti migliori profumano dei miei amati Idlewild.
4) Grace Jones – Love You to Life: un momento un po’ frocio e un po’ reggae di Grace a questo punto scivola come un estathè, con cannuccia, grazie.
5) The Black Keys – Tighten Up: singolo dell’estate numero due, in ordine di gradimento, per me. Migliorano disco dopo disco, i Black Keys, anche quando fischiettano.
6) The National – Bloodbuzz Ohio: singolo dell’estate numero uno, senza storie. All’inizio High Violet mi aveva lasciato un po’ così, ma trainati da questa canzone, dal suo ritmo fracassone, dalla voce e dai rabbocchi di pianoforte, i National stanno finalmente riscuotendo ciò che meritano. Ecco un vero singolo (snob) da autoradio.

thenational

Rivoli – Torino solo andata- 25 luglio 2010

Playlist corta, per riempire i pochi chilometri di tangenziale, tra Rivoli e via Cigna 211, Torino. Eccoci già arrivati.

1) We Have Band – Divisive: non vedevo Guidino tipo dal ’98. L’ho ribeccato al concerto dei Vampire Weekend, non ho capito perché, ma aveva addosso una t-shirt dei We Have Band, i cui singoli sono fra le canzoni che ho più ascoltato negli ultimi mesi. Penso: giovani e paraculi fin che si vuole, ma la giusta misura tra sfacciataggine pop, talento e capacità di scrivere canzoni brillanti.

2) The Black Box Revelation – Do I Know You?: i White Stripes belgi!? Ma con la metà degli anni dei due (Jack & Meg) White.

3) General Fiasco – Ever So Shy: due fratelli anche qui, un po’ emo e un po’ indie, nei momenti migliori profumano dei miei amati Idlewild.

4) Grace Jones – Love You to Life: un momento un po’ frocio e un po’ reggae di Grace a questo punto scivola come un estathè, con cannuccia, grazie.

5) The Black Keys – Tighten Up: singolo dell’estate numero due, in ordine di gradimento, per me. Migliorano disco dopo disco, i Black Keys, anche quando fischiettano.

6) The National – Bloodbuzz Ohio: singolo dell’estate numero uno, senza storie. All’inizio High Violet mi aveva lasciato un po’ così, ma trainati da questa canzone, dal suo ritmo fracassone, dalla voce e dai rabbocchi di pianoforte, i National stanno finalmente riscuotendo ciò che meritano. Ecco un vero singolo (snob) da autoradio.

Perturba playlist on the road – vol 04

Stavo pensando a una compilation per un viaggio di una certa distanza, da punto a punto del sud, quando il mensile inglese Uncut mi è venuto incontro. Allegato al periodico c’è infatti questo mese un cd dal titolo TransitionTransmission: 14 Tracks from the New Heroes of Art Rock. La sorte vuole che dentro ci sia molta della roba recente che gira con più frequenza sul mio iPod, quindi per quanto mi riguarda si tratta di un buon viaggio nel viaggio. L’art rock è una cosa un po’ difficile da definire, diciamo una specie di rock fighetto, intellettuale, spesso snob e insopportabile, ma molto del materiale qui dentro sta effettivamente tra le cose migliori degli ultimi mesi. Via.
1) The Juan MacLean – The Future Will Come: titolo impegnativo, minimalismo di scuola DFA, non al livello di LCD, ma insomma.
2) Phoenix – Countdown (Sick for the Big Sun): visti dal vivo pochi giorni fa. Non la loro migliore canzone, ma un gruppo pop pazzesco. Dall’esordio a oggi.
3) Charlotte Gansbourg – IRM: a proposito di francesi. Anche lei appena vista dal vivo. Che creatura. Qui accompagnata da Beck. La sua figura in abito da tennis nel video di Heaven Can Wait è l’icona della sensualità nel 2010.
4) Field Music – Measure: brano che dà il titolo al doppio disco dei fratelli inglesi Field Music. Un sacco di affinità coi Perturbazione, secondo me. E un disco in assoluto fra i più forti dell’anno.
5) Caribou – Bowls: un altro tra quelli che si contendono la palma dell’anno in corso, elettronica a sbuffi dal Canada.
6) Panda Bear – Take Pills: uno dei suoni di questi anni, caramelle al veleno per i fan degli Animal Collective.
7) The Knife feat. Mt. Sims And Planningtorock – Colouring Of Pigeons: ho un debole per questi svedesi reclusi, anche quando suonano come Kate Bush.
8) Wild Beasts – This Is Our Lot: in prospettiva il più grande gruppo new romantic dei prossimi anni.
9) Broadcast & The Focus Group – I See, So I See So: in retrospettiva un gruppo che avrebbe potuto giocarsela con gli Stereolab.
10)  Gayngs – Faded High: non ho ancora capito se qua dietro si nasconde davvero qualcosa oppure no, temo di no, ma magari sentendo e risentendo mi faccio un’idea.
11)  Ariel Pink’s Haunted Graffiti – Enevelopes Another Day: non dissimile da quanto detto per Panda Bear. Ariel Pink è il nuovo Syd Barrett.
12)  Flying Lotus – Computer Face // Pure Being: mentre Flying Lotus è forse il miglior produttore tra hip-hop ed elettronica in circolazione.
13)  Steve Mason – All Come Down: una volta Steve era nella Beta Band, ora sta da solo, autore di ballate shoegazer che si sviluppano su ritmi blandi. Passato un po’ inosservato, ma per me sempre bravissimo.
14)  Oneohtrix Point Never – Physical Memory: ricordi d’estate giovanili passati sul divano ad ascoltare i Tangerine Dream.

charlotte-gainsbourg

Torino – Rovigo – andata 23 luglio 2010

Stavo pensando a una compilation per un viaggio di una certa distanza, da punto a punto del sud, quando il mensile inglese Uncut mi è venuto incontro. Allegato al periodico c’è infatti questo mese un cd dal titolo TransitionTransmission: 14 Tracks from the New Heroes of Art Rock. La sorte vuole che dentro ci sia molta della roba recente che gira con più frequenza sul mio iPod, quindi per quanto mi riguarda si tratta di un buon viaggio nel viaggio. L’art rock è una cosa un po’ difficile da definire, diciamo una specie di rock fighetto, intellettuale, spesso snob e insopportabile, ma molto del materiale qui dentro sta effettivamente tra le cose migliori degli ultimi mesi. Via.

1) The Juan MacLean – The Future Will Come: titolo impegnativo, minimalismo di scuola DFA, non al livello di LCD, ma insomma.

2) Phoenix – Countdown (Sick for the Big Sun): visti dal vivo pochi giorni fa. Non la loro migliore canzone, ma un gruppo pop pazzesco. Dall’esordio a oggi.

3) Charlotte Gainsbourg – IRM: a proposito di francesi. Anche lei appena vista dal vivo. Che creatura. Qui accompagnata da Beck. La sua figura in abito da tennis nel video di Heaven Can Wait è l’icona della sensualità nel 2010.

4) Field Music – Measure: brano che dà il titolo al doppio disco dei fratelli inglesi Field Music. Un sacco di affinità coi Perturbazione, secondo me. E un disco in assoluto fra i più forti dell’anno.

5) Caribou – Bowls: un altro tra quelli che si contendono la palma dell’anno in corso, elettronica a sbuffi dal Canada.

6) Panda Bear – Take Pills: uno dei suoni di questi anni, caramelle al veleno per i fan degli Animal Collective.

7) The Knife feat. Mt. Sims And Planningtorock – Colouring Of Pigeons: ho un debole per questi svedesi reclusi, anche quando suonano come Kate Bush.

8 ) Wild Beasts – This Is Our Lot: in prospettiva il più grande gruppo new romantic dei prossimi anni.

9) Broadcast & The Focus Group – I See, So I See So: in retrospettiva un gruppo che avrebbe potuto giocarsela con gli Stereolab.

10)  Gayngs – Faded High: non ho ancora capito se qua dietro si nasconde davvero qualcosa oppure no, temo di no, ma magari sentendo e risentendo mi faccio un’idea.

11)  Ariel Pink’s Haunted Graffiti – Enevelopes Another Day: non dissimile da quanto detto per Panda Bear. Ariel Pink è il nuovo Syd Barrett.

12)  Flying Lotus – Computer Face // Pure Being: mentre Flying Lotus è forse il miglior produttore tra hip-hop ed elettronica in circolazione.

13)  Steve Mason – All Come Down: una volta Steve era nella Beta Band, ora sta da solo, autore di ballate shoegazer che si sviluppano su ritmi blandi. Passato un po’ inosservato, ma per me sempre bravissimo.

14)  Oneohtrix Point Never – Physical Memory: ricordi d’estate giovanili passati sul divano ad ascoltare i Tangerine Dream.

Perturba playlist on the road – vol. 03

Playlist “Punk Is Not Dad”
Una compilation per me va ben riempita, come quando si facevano le cassette, con il foglietto per tenere i minutaggi e riempire fino all’ultimo secondo (sapendo anche che le cassette, di quei 30sec. circa, sforavano). Mutuo il titolo dall’adesivo sul cd, opera di Billy Mompracem, grafico di Totò Zingaro. Ecco quindi la mia playlist per il viaggio.
Crookers Feat. Fabri Fibra & Dargen D’Amico – Festa Festa
La testa e la festa, come “la canzone del gufo”, un inizio tamarro ma con un po’ di groove per macinar chilometri…follia: i Crookers erano stati anche citati come potenziali produttori di qualche pezzo del nostro nuovo disco, poi abbiamo (ri)trovato il Magister.
The Drums – Best Friend
Da “Tons of Friends” a “Best Friend”, tra due mesi forse sto pezzo non l’avrei messo ma per ora ci godiamo un po’ di gioventù.
The National – Bloodbuzz Ohio
Forse il disco dell’anno (a parte quello dei Perturbazione e quello di Totò Zingaro). Ci sono altri pezzi favolosi in “High Violet” ma io ho sentito questa su Moby Dick (la trasmissione di Silvia Boschero, non la canzone dei Led Zeppelin, seppure l’inizio di batteria potrebbe indurre a pensarlo) e mi è bastata a volere il disco intero.
Rage Against The Machine – Kick Out The Jam
Non me ne vogliano gli MC5 e i loro fan ma questa versione è una meraviglia.
Queens Of The Stone Age – Everybody’s Gonna Be Happy
Un augurio per noi sul furgone. :-)
The Stars – Fixed
Il nuovo singolo del gruppo che ultimamente ci ha piacevolmente tormentati.
Billy Bragg – Sexuality
Perché qui ci sono Billy Bragg e Johnny Marr e secondo me da sola basta come spiegazione.
The Housemartins – Think For A Minute
Perché anche loro arrivano dagli 80 inglesi e anche perché, in questa versione (quella di “London 0 Hull 4″), ho sempre pensato che sarebbe stata perfetta da coverizzare coi Perturbazione.
Os Mutantes – Baby
Avremmo dovuto suonare a Torre Lapillo, in Salento e per me il Salento è: Giorgio Tuma, Populous e Matilde Davoli. Ecco, questo gruppo me l’ha fatto conoscere Giorgio Tuma. Io ho sbagliato a comprare disco, ma questa canzone è bellissima.
Beulah – A Good Man Is Easy To Kill
Perché è un dischetto pop, di quelli che per qualche strano motivo ti rimangono tra le unghia.
Artemoltobuffa – Invenzioni
Perché la prossima partenza sarà per il Veneto.
Amari – Bolognina Revolution
Scusa se anche questa notte voglio stare a casa
Common Feat. John Mayer – Go
Per rimettersi in viaggio e anche perché, pure questo, me l’ha fatto conoscere Giorgio Tuma (quando si dice “chi trova un amico trova un tesoro”)
Kayne West – Gold Digger
Siamo sempre in zona Common ma con un campione da “I Got A Woman” di Ray Charles.
Clementino – L’età Rè Tass’
Perché stiamo andando a Napoli e io adoro la scena hip hop napoletana ed il ritornello di sto pezzo è un tormentone.
Pino Daniele – ‘Na Tazzulella ‘E Cafe
Dal primo disco di Pino Daniele, l’unico che ascoltavo prima di conoscere “Nero a metà”, perché questa canzone è Napoli.
Robert Johnson – They’re Red Hot
Beh, ovvio, perché con Totò Zingaro abbiamo pubblicato “Il fazzoletto di Robert Johnson”, anche se questa canzone è forse più famosa per essere finita tra le mani dei Red Hot (appunto) Chili Peppers.
Ray Charles – Hit The Road jack
Perché prima l’avevamo solo campionato e perché è bellissima la scena del film in cui lui la compone, seduto al suo nuovo wurlitzer.
Bobby Womack – Accross 110th Street
Sempre a proposito di film, dalla colonna sonora di “Jackie Brown”, con questa canzone in loop si potrebbe guidare pure la Transiberiana.
Lily Allen – Littlest Things
Perchè un bel pezzo stracciamutande ci sta sempre bene, soprattutto per prepararsi a…
Franco Battiato Feat. Carmen Consoli – Tutto L’Universo Obbedisce All’Amore
Anzitutto perché è vero, secondo perché tutta l’estate scorsa l’ho ascoltata con mia moglie e la neonanita.
Fra Diavolo – Lamento A Manhattan
Chiudiamo con un blues lento e trascinato, oltre 6 minuti: un inno. E per citarne il testo “e quest’ultima la voglio dedicare, all’amico mio Maestro, uomo saggio e pieno d’estro, della vecchia gran cultore”.

funny-strange-people-31Napoli – Bari andata 18/19 luglio 2010

Playlist “Punk Is Not Dad

Una compilation per me va ben riempita, come quando si facevano le cassette, con il foglietto per tenere i minutaggi e riempire fino all’ultimo secondo (sapendo anche che le cassette, di quei 30sec. circa, sforavano). Mutuo il titolo dall’adesivo sul cd, opera di Billy Mompracem, grafico di Totò Zingaro. Ecco quindi la mia playlist per il viaggio.

Crookers Feat. Fabri Fibra & Dargen D’Amico – Festa Festa

La testa e la festa, come “la canzone del gufo”, un inizio tamarro ma con un po’ di groove per macinar chilometri…follia: i Crookers erano stati anche citati come potenziali produttori di qualche pezzo del nostro nuovo disco, poi abbiamo (ri)trovato il Magister.

The Drums – Best Friend

Da “Tons of Friends” a “Best Friend”, tra due mesi forse sto pezzo non l’avrei messo ma per ora ci godiamo un po’ di gioventù.

The National – Bloodbuzz Ohio

Forse il disco dell’anno (a parte quello dei Perturbazione e quello di Totò Zingaro). Ci sono altri pezzi favolosi in “High Violet” ma io ho sentito questa su Moby Dick (la trasmissione di Silvia Boschero, non la canzone dei Led Zeppelin, seppure l’inizio di batteria potrebbe indurre a pensarlo) e mi è bastata a volere il disco intero.

Rage Against The Machine – Kick Out The Jam

Non me ne vogliano gli MC5 e i loro fan ma questa versione è una meraviglia.

Queens Of The Stone Age – Everybody’s Gonna Be Happy

Un augurio per noi sul furgone. :-)

The Stars – Fixed

Il nuovo singolo del gruppo che ultimamente ci ha piacevolmente tormentati.

Billy Bragg – Sexuality

Perché qui ci sono Billy Bragg e Johnny Marr e secondo me da sola basta come spiegazione.

The Housemartins – Think For A Minute

Perché anche loro arrivano dagli 80 inglesi e anche perché, in questa versione (quella di “London 0 Hull 4″), ho sempre pensato che sarebbe stata perfetta da coverizzare coi Perturbazione.

Os Mutantes – Baby

Avremmo dovuto suonare a Torre Lapillo, in Salento e per me il Salento è: Giorgio Tuma, Populous e Matilde Davoli. Ecco, questo gruppo me l’ha fatto conoscere Giorgio Tuma. Io ho sbagliato a comprare disco, ma questa canzone è bellissima.

Beulah – A Good Man Is Easy To Kill

Perché è un dischetto pop, di quelli che per qualche strano motivo ti rimangono tra le unghia.

Artemoltobuffa – Invenzioni

Perché la prossima partenza sarà per il Veneto.

Amari – Bolognina Revolution

Scusa se anche questa notte voglio stare a casa

Common Feat. John Mayer – Go

Per rimettersi in viaggio e anche perché, pure questo, me l’ha fatto conoscere Giorgio Tuma (quando si dice “chi trova un amico trova un tesoro”)

Kayne West – Gold Digger

Siamo sempre in zona Common ma con un campione da “I Got A Woman” di Ray Charles.

Clementino – L’età Rè Tass’

Perché staremo tornando da Napoli e io adoro la scena hip hop napoletana ed il ritornello di sto pezzo è un tormentone.

Pino Daniele – ‘Na Tazzulella ‘E Cafe

Dal primo disco di Pino Daniele, l’unico che ascoltavo prima di conoscere “Nero a metà”, perché questa canzone è Napoli.

Robert Johnson – They’re Red Hot

Beh, ovvio, perché con Totò Zingaro abbiamo pubblicato “Il fazzoletto di Robert Johnson”, anche se questa canzone è forse più famosa per essere finita tra le mani dei Red Hot (appunto) Chili Peppers.

Ray Charles – Hit The Road jack

Perché prima l’avevamo solo campionato e perché è bellissima la scena del film in cui lui la compone, seduto al suo nuovo wurlitzer.

Bobby Womack – Accross 110th Street

Sempre a proposito di film, dalla colonna sonora di “Jackie Brown”, con questa canzone in loop si potrebbe guidare pure la Transiberiana.

Lily Allen – Littlest Things

Perchè un bel pezzo stracciamutande ci sta sempre bene, soprattutto per prepararsi a…

Franco Battiato Feat. Carmen Consoli – Tutto L’Universo Obbedisce All’Amore

Anzitutto perché è vero, secondo perché tutta l’estate scorsa l’ho ascoltata con mia moglie e la neonanita.

Fra Diavolo – Lamento A Manhattan

Chiudiamo con un blues lento e trascinato, oltre 6 minuti: un inno. E per citarne il testo “e quest’ultima la voglio dedicare, all’amico mio Maestro, uomo saggio e pieno d’estro, della vecchia gran cultore”.

Perturba playlist on the road – vol. 02

masters-of-hardcoreTorino – Napoli – solo andata 15 luglio 2010

Doverosa premessa degli altri Perturbazione

Abbiamo lanciato la playlist per i nostri viaggi. Pensavamo ingenuamente che il nostro nuovo bassista Alex Baracco non raccogliesse la sfida. Mettersi lì, masterizzare, scrivere, ecc. Purtroppo per noi, l’ha fatto.  Abbiamo voluto fare come i Metallica? Pescare il nuovo bassista nel giro hardcore? Ora sono cazzi nostri…

Playlist on the road

Trovare il pezzo con cui iniziare una compilation è sempre un terno al lotto perché da quel primo pezzo dipende la riuscita della compilation stessa…deve prendere per le palle chi la ascolta fin da subito per accenderne la curiosità e farlo restare attento a quello che succede fino alla fine del disco…e devo dire che i miei compagni di avventura hanno dei gusti musicali particolarmente diversi dai miei…beh sapete che vi dico?chi se ne frega!per gran parte della mia vita la colonna sonora è stata tutta hard core, stoner, rock and roll e via discorrendo quindi perché andare a ricercare delle sonorità diverse che non mi rappresentano?preparatevi perché state per entrare nella playlist più dura e indigeribile della storia di questo tour…

1 REFUSED – THE DEADLY RITHM

Tempo shuffle iniziale di batteria e una tromba sullo sfondo…no non è jazz è puro hard core all’ennesima potenza offertoci dal gruppo che più ha stravolto la storia di questo genere con THE SHAPE OF PUNK TO COME!!!

2 NOMEANSNO – RAGS AND BONES

Continuiamo con questo bel trio punk rock canadese che dovrebbero far studiare a scuola come uno dei più importanti ed influenti gruppi punk della storia (i ragazzi iniziano la loro carriera nel 1979 e sono in attività ancora adesso)…vietato non conoscerli

3 BLACK FLAG – RISE ABOVE

E’ inutile spendere parole su questo pezzo!capolavoro dell’hard core americano primi anni ottanta è diventato un simbolo ed un inno per molti…non poteva mancare in una compilation del genere

4 MISFITS – ASTRO ZOMBIES

Ed ecco comparire uno dei miei gruppi preferiti!”Creatori” del così detto horror punk inconfondibili nel loro look con creste basse che arrivano fino al mento…attenti agli zombi!!

5 STRIFE – WISH I KNEW

Band americana facente parte del movimento streight edge e del così detto metalcore si presentano in questo pezzo con un ospite d’eccezione Chino Moreno!

6 ZEKE – CROSSROADS

Giunti a questo punto della compilation avremo già visto e superato numerosi incroci quindi niente di meglio che i supersonici zeke per svegliare l’attenzione del guidatore (dio spero che non mi tocchi mai di guidare il furgone gigantesco che abbiamo affittato) e sperando di incontrare un losco figuro disposto a compraci l’anima come capitò a qualcuno di nostra conoscenza…vero cristiano?(robert johnson rules!!!)

7 GREEN DAY – WHEN I COME AROUND

…e ma no i green day no…e invece si !!!perchè sono il primo gruppo punk che abbia ascoltato (anche se per primo ho ascoltato insomniac) e perché mi sembra un’ottima canzone da viaggio allegra e spensierata e se non vi piace beh…skippate e non rompete!!!

8 JACO PASTORIUS – COME ON COME OVER

Pastorius?in una playlist punk? Certo!! Ha inventato il punk jazz e quindi non poteva mancare…si perché il punk non è un genere musicale ma un modo di essere. E poi rimango sempre un bassista!

9 BAD RELIGION – ENTROPY

Se fai una compilation di questo tipo i Bad Religion devono assolutamente entrare a farne parte. Dedico questa canzone a Gigi ed Elena (e noi sappiamo il perché vero Elena?)

10 BEASTIE BOYS – BEASTIE BOYS

Si amici eccoci giunti al gruppo più variegato e stravagante della storia della musica con un pezzo assolutamente al di fuori dalle vostre aspettative! Dedicato a Rossano e alla sua tesi!!!

11 DEAD KENNEDYS – TERMINAL PREPPIE

Canzone che parla di college e di nullafacenza (stile animal house) uno scorcio graffiante della società americana che ormai ci ha inglobato

12 KYUSS – WHITEWATER

Iniziamo ora la “sezione” stoner con uno dei gruppi fondamentali. In scuderia troviamo John Garcia alla voce, Josh Homme alla chitarra, Brant Bjork alla batteria Nick Oliveri al basso e Chris Goss come produttore ovvero coloro che faranno la storia del movimento.Imperdibili!!!

13 UNIDA – BLACK WOMAN

Addentriamoci dunque nei vari percorsi affrontati dai nostri eroi dello stoner…questo è il progetto di John Garcia o meglio uno dei tanti (ricordiamo anche gli hermano)…dopo questi progetti è diventato un simpatico veterinario!!!

14 QUEENS OF THE STONE AGE – SOMEONE’S IN THE WOLF

Progetto nato da Josh Homme e Nick Oliveri…si è vero in questo dico Nick Oliveri non fa già più parte della band ma chi se ne frega per me è il pezzo più bello della loro discografia

15 BRANT BJORK – INSIDE OF YOU

Direttamente dal deserto californiano troviamo il buon vecchio brant che con le sue sonorità ci catapulta in un mondo fatto di sabbia, calore, birra, erba e viaggi mistici…ottimo per i viaggi con kilometraggio elevato!!!dedicata ai RedRum (il mio vecchio gruppo) e al nostro viaggio a Roma!

16 FATSO JETSON – DRINKIN’ MODE

Dedicata alla fase post concerto più che alla fase viaggio

17 FU MANCHU – KING OF THE ROAD

Questa canzone vorrei dedicarla al nostro nuovo furgone…quando e se riuscirete a vederlo capirete il perché!

18 THE MELVINS – SWEET WILLY ROLLBAR

Alla faccia di quelli che dicono che i Melvins hanno rotto i coglioni!!!

19 NEBULA – ATOMIC RITUAL

L’unica vera energia atomica di cui abbiamo veramente bisogno

20 BLACK SABBATH – BLACK SABBATH

Nessuno osa indicarli come precursori dello sludge metal ma a parere mio lo sono eccome e questa canzone ne è la dimostrazione!Piccola curiosità in questa canzone è utilizzata la famigerata triade del diavolo (fa# – fa# – do)

21 BONGZILLA – STONESPHERE

Ascoltate bene la parte centrale della canzone e capirete il perché di questa scelta

22 ISIS – IN FICTION

Perché un po’ di sana atmosfera non deve mai mancare in un viaggio lungo

23 ELIO E LE STORIE TESE – IL ROCK AND ROLL

Piccolo ma grande inno al rock and roll eseguito dalla band italiana che più amo!

24 THE JIMI HENDRIX EXPERIENCE – FOXEY LADY

Posso commentare il più grande chitarrista di tutti I tempi?no…

R.I.P.

25 THE HELLACOPTERS – AMERICAN RUSE

It’s only rock and roll

26 PEARL JAM – REARVIEWMIRROR

Con l’augurio di poter guardare nel nostro specchietto retrovisore e ritrovare tutti gli amici che ci seguono e che ci seguiranno sempre!I want you in my rearviewmirror!!!!!

27 EAGLES OF DEATH METAL – SAN BERDOO SUNDBURN

Simpatica canzoncina che parla di un ragazzo e della sua ragazza che viaggiano per l’America! Assolutamente adatta per questo tour e per questa playlist (alla batteria ritroviamo il nostro intramontabile Josh Homme)

28 RADIOHEAD – THERE THERE

Perché amo questa canzone, perché amo questo gruppo e perché anche Tommy ama entrambi!!!ricambio il favore dei morphine nella sua playlist!!!GRAZIE TOMMY fedelissimo compagno di stanza

29 SANGUE MISTO – LO STRANIERO

Si è giunta quasi la fine e come in ogni buon concerto partono le dediche e i ringraziamenti e quindi dopo la dedica a Gigi Tommy Elena e Rossano arriva il momento di Cristiano (badate bene non ultimo perché non vi sia legato anzi…)Cristiano questa è tutta per te e per i nostri compari TOTO ZINGARO! I LOVE YOU MAN!!

30 AC/DC – IF YOU WANT BLOOD

You got it!!!dedicata a me stesso e alle vostre povere orecchie che hanno sopportato tutta questa lunga playlist ma soprattutto ai perturbazione che mi hanno scelto come loro bassista!grazie ragazzi vi voglio bene

Perturba playlist on the road – Vol. 01

ontheroadTorino – Milano – Brescia e ritorno – 9 luglio 2010

Lo scorso dicembre Cristian, il nostro meccanico di fiducia, ci ha fatto un discorso chiaro: “Ragazzi, il vostro vecchio furgone compie 300.000 km, da qui in poi le riparazioni non sono più manutenzione, ma diventano strutturali”.
Ovvero: da lavori con due zeri, si passa ai tre. Zeri.
Detto fatto. Chi di voi ci verrà a trovare dal vivo in questa calda estate vedrà in zona retro parco un fiammante Ducato passo lungo grigio metallizzato. Ecco: non è nostro. O meglio, è il nostro ma è in affitto. Il vecchio furgo lo abbiamo venduto, ci piangeva il cuore ma non s’è potuto fare altrimenti.
Tutto questo preambolo per annunciarvi che finalmente abbiamo un mezzo dove la musica si può ascoltare dignitosamente, c’è perfino il controllo dei volumi guidatore e cabina separabili, mica pizza e fichi!
Così abbiamo deciso di inaugurare una piccola rubrica che vi terrà compagnia durante il tour estivo. A ogni concerto, impegni permettendo, un perturbato produrrà una compilation per il viaggio, che sarà anche la scusa per raccontarvi cosa succede dentro e fuori dal furgone. Comincio io.

01. The Swell Season – Low Rising
perchè è un bel modo di iniziare, il loro ultimo disco Strict Joy e il nostro viaggio per Brescia, pausa pranzo a Milano per riunione di lavoro con… non si può dire, ma è una figata! E anche perchè li ho visti dal vivo a Milano la scorsa primavera e mi hanno sfasciato. Guardate bene il poster del tour. No, non le facce di tolla… Vista la maglietta che indosso? Sono loro, Marketa e Glen!

02. Stars – Midnight Coward
perchè esce in questi giorni il loro nuovo disco ma questa è una delle mie preferite di sempre, rimanete sintonizzati, il tempo rubato ci ha impedito di parlarvi meglio dei canadesi Stars ma recuperemo, perchè è stato un gruppo fondamentale per arrivare all’ultimo disco, quello nostro stavolta!

03. Dente – Vieni a vivere
perchè ieri sera abbiamo suonato insieme ad Asti e lui ha cantato con noi Buongiorno Buonafortuna e noi abbiamo fatto i cori (stonati e fuori tempo) su questo pezzo. Grazie Dente!

04. Marco Notari – Piuma
perchè Marco era tra il pubblico mentre tutto ciò accadeva.

05. My Awesome Mixtape – Me and The Washing Machine
perchè nel raccontare le ultime settimane, c’è il Miami Festival e c’è il loro ultimo disco. Non mi stupirei se nelle prossime playlist ritrovassimo alcuni dei gruppi con cui abbiamo condiviso il palco a Milano lo scorso 6 giugno.

06. The Kinks – People Take Pictures of Each Other
perchè c’entrano con il pranzo di lavoro a Milano, come lo scoprirete ai primi di ottobre. No, no, raga, non ci siederemo al tavolo con i fratelli Davies, siete fuori rotta…

07. Yo La Tengo – Big Sky
perchè tra i brani del disco dei Kinks – Are the Village Preservation Society che mi ha fatto scoprire Maurizio Blatto che qui ringrazio, c’è anche questa canzone, forse la migliore, qui reinterpretata dagli Yo La Tengo prima maniera.

08. Mojave 3 – Anyday Will Be Fine
perchè con un pezzo così l’asfalto ti corre letteralmente sotto al culo mentre l’aria fresca ti accarezza la pelle.

09. 24 Grana – Accireme
perchè la prossima settimana saremo insieme sul palco del Neapolis Festival e io dopo ben 7 anni (l’ultima volta insieme fu al M.e.i. 2002 credo…) avrò di nuovo la faccia col sorriso stampato sopra perchè son lì con Peppe, Francesco e soci…

10. Morphine – I’m Free Now
questa è per Alex Baracco, il nostro prode bassista, che so che gli piace tanto.

11. Maritime – Someone Has To Die
perchè prima o poi il furgone si dovrà fermare…

12. Arab Strap – There Is No Ending
…ma sarebbe bello immaginare un modo di rendere il kilometraggio illimitato senza perdere la magia. Anche se invecchiamo, anche se siamo stanchi, anche se al mattino allo specchio ci salutano i brufoli, come i protagonisti della canzone, alziamo una latta di birra al cielo e brindiamo alla fine del mondo!

Esterina

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Cosa facciamo mentre aspettiamo l’uscita del disco a maggio #5.

Erano anni che non mi sbattevo per tirare su un po’ di storia per altri, nel vecchio modo di organizzare della date, come ai tempi dell’associazione rivolese La Peste, di cui facevo parte e con la quale si fece suonare in un Centro anziani del comune di Rivoli gruppi come Yuppie Flu, Red Worm’s Farm, Infranti, Virginiana Miller, Amari, Paolo Benvegnù e tanti tanti altri…

ma con questa musica è tornata a farsi sentire l’urgenza di nutrire ciò che mi ha nutrito. In fondo di questo parlano molte canzoni del nostro nuovo disco “Del nostro tempo rubato“. Nutri ciò che ti nutre, lascia perdere il resto, molla il superfluo.
Si chiamano Esterina, vengono da Lucca, e sab 8 e dom 9 maggio saranno in tour in Piemonte, Saluzzo e Torino, i concerti li ho tirati su io, con cura e gioia.
A me fa impazzire il loro essere di provincia, la capacità di emozionare descrivendo un’Italia dimenticata, pasoliniana, nel senso di lacerata tra il presente privo di valori e mistificatorio e un passato rurale e legato alla terra ma impossibile da rivivere.
Li potete ascoltare qui, www.esterina.it/musica, partite dal loro disco “difero e dibotte”, suggerisco proprio la canzone “fero” per cominciare il viaggio. A Saluzzo canterò un pezzo con gli amici Airportman, che nel frattempo hanno pubblicato un nuovo lavoro, “The Road”, disco ispirato all’omonimo libro di Corman McCarthy.
A Torino accompagneremo gli Esterina con i Noam, continuazione del progetto Chomski, con loro suono il basso e canto. Disco in uscita a settembre, ma ne riparleremo.
Buon ascolto, spero di vedervi.

Torino, 29 aprile 2010